Doping del cervello

Pillole per il cervello. Le danno ai matti (absit iniuria verbis, anche perché ho fatto richiesta per la tessera del club), per curare malattie, ma possono servire anche ai sani per potenziare le capacità “normali”. Famosissimi il Prozac (un antidepressivo) e il Ritalin (usato per la cura del disturbo di deficit di attenzione). Johann Hari, sull’Independent, racconta la sua esperienza [link ->]: funzionano davvero, aumentano la concentrazione, sono medicinali testati e non si riscontrano effetti collaterali.

Take One And Shut Up
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Tranne che… Hari, esaminandosi come Freud quando pippava coca sperimentava gli effetti della cocaina su se stesso [link ->], testimonia che dopo un inizio veramente brillante, in cui riesce a concentrarsi, scrive molto, non si perde (ah quanto mi servirebbe!), dalla terza settimana si sente “piatto”, meno creativo. Efficientissimo, ma “freddo”. Allora smette. E ritrova la creatività, assieme alle sue precedenti (ridotte, rispetto al periodo sotto Provigil) capacità cognitive.

Ma non smette del tutto. Tiene la confezione a portata di mano, si ripromette di prendere al massimo due pillole al mese, quando i carichi di lavoro sono eccessivi (o quando lo scarico di mente è completo, direi io), e la risolve così. Creatività sacrificabile solo in piccole dosi. Rimane il quesito etico (ecco, appunto), perché se usa questi aiutini nel lavoro è come un atleta che fa uso di doping, e causa un danno agli avversari che sono sottoposti così a una ingiusta pressione a fare uso degli stessi metodi.

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Corso d’inglese

Ricordo quando, recente matricola universitaria, circolavano voci: «Per fare filosofia bisogna imparare il tedesco», o «il tedesco è la lingua della filosofia». Niente di più falso, ovviamente. Semmai, è una delle lingue della filosofia, assieme al greco, al francese e all’inglese. Sempre che non si vogliano considerare le filosofie orientali, nel qual caso è imprescindibile il cinese (Confucio, Mozi [link ->] ecc.).

Ma le cose cambiano in fretta. Oggi la lingua della filosofia (viva, praticata) è l’inglese, come di quasi tutto il resto. E allora, bisogna trovare un modo per impararlo [link ->]. Lo dico per voi.

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Sci(fi) di fondo

E insomma, io pensavo che la science-fiction, quella fatta in stile b-movies avesse toccato il fondo con Ed Wood, Plan 9 from Outer Space, per intenderci. Il miglior regista di tutti i tempi, certo, ma… ecco un video, che vale più di mille parole:

Ci sono i dischi volanti, gli zombies (risvegliati dagli alieni contro gli umani che stanno diventando pericolosi perché scoprono le armi atomiche), c’è Bela Lugosi che interpreta… beh, un vampiro, c’è Vampirella che interpreta - beh, una vampira (sono meravigliosamente ironiche le scene iniziali: Vampirella muore, Lugosi suo marito torna dal funerale, poi esce di casa e lo tirano sotto, e muore anche lui), ci sono scheletri, ci sono gli eroi molto americani e così via.

E pensavo si fosse toccato il fondo. Poi ho pranzato con i colleghi. Uno dei due (non faccio nomi) studia possibili critiche ai potenziamenti genetici. Roba seria. Una delle critiche, classica, è che si potrebbero creare due “razze”, i potenziati e i non potenziati. Il sistema di caste, che oggi si sostiene su basi culturali e/o crematistiche (…), avrebbe una giustificazione vera nei codici genetici migliori.

Risposta, data dall’altra collega (non faccio nomi, ma è una ragazza): sarebbe sufficiente un mercato, pù o meno come quello che già esiste, di sperma di donatori potenziati. Critica: un mercato non è sicuro, i prezzi sarebbero proibitivi e quindi potrebbero permetterselo solo le persone già appartenenti alla casta superiore, e quindi è inutile. Risposta della collega: le donne della casta inferiore saprebbero comunque come ottenere lo sperma di donatori potenziati. Ribatte il collega: si, tanto poi il superuomo potenziato non si farebbe problemi a “donare” alle donne della “razza” inferiore.

Questo era il discorso, che ascoltavo distrattamente (…) durante il primo piatto. In seguito, in qualità di cultore della materia (la science fiction!), mi è stato richiesto un parere. Eccolo: sarebbe sufficiente che la casta migliore manipolasse il codice genetico (se si arriva a quel punto, si può manipolare senza problemi, quindi una volta assunto il punto precedente si può assumere anche questo mio) affinché gli individui emettessero e ricevessero solo un particolare range di ormoni. Come le onde radio, le frequenze riservate: se metto su una frequenza so che sentirò quella radio, non altre. Quindi donne e uomini si accoppierebbero perché armonicamente collegati dagli ormoni specifici di quella “razza”, e non si mescolerebbe il sangue.

Alla faccia della scientizzazione (?) dei sentimenti. Peggio di Platone. O magari meglio (se fosse Platone a esprimere il giudizio).

A questo punto, emergerebbero altre questioni. Per esempio, non è mica detto che la “razza” inferiore sarebbe composta di persone brutte, come si potrebbe immaginare (se compro potenziamenti, magari ne compro per essere più bello). Anzi potrebbe essere il contrario: visto che la razza potenziata si unisce per chimica, gli individui possono essere incredibilmente brutti, e non farebbe differenza; nella razza inferiore invece si riproporrebbero meccanismi di selezione e competizione che favorirebbero gli individui più “belli”. Il modo naturale di formare le coppie è meglio, direbbe un nostalgico (si, nostalgico: già adesso nella casta superiore le coppie si formano in base a considerazioni ben diverse, pare). Si risponderebbe: status quo bias! Vale a dire, è meglio quello a cui siamo abituati, ma non è un meglio assoluto, è solo che essendo abituati non siamo capaci di scegliere veramente. Forse è meglio l’altro modo. Forse no. Il punto è che certi giudizi sono viziati (biased).

Mi sento l’erede di Ed Wood. Faccio film strani. Certo che pranzare con certa gente…

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Il calcio è la rovina del mondo

Il calcio sta rovinando l’America - questo è quanto afferma Stephen Webb, professore di filosofia e religione al Wabash College [link ->] sul Wall Street Journal [link ->], e non senza argomentazioni. Seguiamo il filo del suo discorso:

  • non esiste uno sport più noioso del calcio, dal punto di vista dello spettatore. Persino il bowling è meglio, perché almeno ha il rumore dei birilli buttati giù.

A questo punto, avanza 4 punti che dovrebbero tagliare la testa al toro:

  1. uno sport che ti costringe a usare i piedi ha qualcosa di profondamente sbagliato. La cultura e la religione prediligono le mani, che sono “divine”, abili, costruttive. I bambini nei giochi non parlano di puzza delle mani, ma di puzza dei piedi. “Mettere i piedi in testa” significa mancare di rispetto. Tutte cose negative, quindi.
  2. lo sport distrugge e poi costruisce. Il calcio trattiene solo la parte distruttiva, nel prendere in giro gli altri.
  3. il calcio è un’invasione straniera. Cosa c’è di male? Che rappresenta gli istinti di morte e disperazione tipicamente europei. Un americano non avrebbe mai inventato uno sport dove meno si segna meglio è; dove si spreca così tanta energia per risultati così miserandi; dove il risultato finale è quasi sempre deciso da spareggi con sudden death o calci di rigore, quasi come se queste soluzioni fossero state inserite nel gioco per dare un sollievo allo spettatore che s’è annoiato a morte fino a quel momento.
  4. il calcio è uno sport da femmine. Sembra sessista, ma le ragazze sono troppo sveglie per buttare un’intera giornata in interminabili partite di baseball, o per spaccarsi le ossa nel football. Diventa uno sport femminile perché brucia molte calorie e non crea enormi diseguaglianze come fanno gli altri sport, è meno distruttivo.

Webb  conclude riportando che alcuni sostengono che sia colpa della sinistra, che ha flirtato per anni con la decadente Europa, se il calcio sta avendo successo anche in USA. Ma non è così: la colpa è solo americana, sono state le famiglie conservatrici, prese dal lavoro, che hanno preferito per i loro pargoli il calcio, perché il baseball intimidisce, il football è troppo duro e il basket richiede più tempo e impegno per sviluppare le capacità necessarie. Tra gli antidoti all’immobilità tipica dell’americano (e dell’occidentale, anche mia), pare abbiano scelto la via da minus habens spaventati, il gioco da femminucce.

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E.t.i.c.a.

etica_fillol

fonte: http://www.asciende.cl/reportaje_etica_deporte.htm [link ->]

Piuttosto significativo questo acrostico, che trasforma, in spagnolo, “etica” in “Esfuerzo - Transparencia - Inteligencia - Compromiso - Autenticidad”. Sarebbero i valori fondanti dello sport.

Tradotto in italiano, suona simile: Sforzo - Trasparenza - Intelligenza - Compromesso - Autenticità. Ma quel che viene fuori unendo le iniziali, è “stica”…

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Manco a una promessa?

Caso personale, roba da AskPhilosophers.

Oggi avrei dovuto presentare oggi una relazione sul relativismo morale a un seminario interno. Avevo preparato quasi 30 slides. Ci era stato chiesto, a me e al collega ricercatore, di inserire questa parte sulla filosofia pratica (etica e politica) all’interno di questo ciclo di seminari sul relativismo, basati sulla lettura del libro Per la verità1. E avevamo accettato.

Non si è presentato nessuno fino a un quarto d’ora dopo l’orario di inizio. Poi c’erano solo una nostra collega, una dottoranda, un altro ricercatore e una professoressa. Mi sono rifiutato di fare la presentazione. Mi sono anche rifiutato di rimandarla. Mi è sembrata una grande mancanza di rispetto, e visto che sono un arrogante presuntuoso, certe cose non mi vanno giù. Era l’ultima di una serie: siamo un piccolo gruppo che si occupa di filosofia pratica, cerchiamo di coinvolgere gli studenti in primo luogo, ma evidentemente le cose chiare e utili non piacciono, meglio insulsaggini tipo la cosa coseggia e il nulla nulleggia e la scorra…

Comunque, per come la vedo io, ho fatto la mia parte e ho mantenuto la “promessa”, l’impegno preso: ero lì con mezz’ora di anticipo, ho aspettato fino a mezz’ora dopo l’orario di inizio. Non ho fatto alcuna presentazione e mai la farò: questo è mancare a un impegno preso?

  1. Diego Marconi, Per la verità, Einaudi, 2009 

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Moralità svedese

La moralità convenzionale di senso comune si impara da bambini in un modo simile a come si impara la lingua madre. Si impara che è giusto o sbagliato compiere una certa azione. Perché è giusto o sbagliato compiere una certa azione? Ancora una volta ci sono due modi di comprendere e rispondere alla domanda. Può esistere una certa regola, che dà una ragione per compiere, o non compiere, l’azione in questione. Oppure, la domanda può essere compresa come una domanda ontologica riguardo a cosa costituisce azione giusta o sbagliata. Di nuovo, la risposta all’ultima domanda (quella ontologica) ha qualcosa a che fare sia con come la gente si comporta di fatto, ma anche con come gli esperti di morale, o anche la gente in generale, tendono a giudicare questo tipo di comportamento1

Torbjörn Tännsjö [link ->]

  1. Torbjörn Tännsjö, “Moral Relativism”, in Philosophical Studies (2007) 135:123-143. p. 127 - traduzione mia 

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Strano ma vero

Post della domenica.

Tramite un link su Twitter sono arrivato a leggere un articolo scientifico di una notevole rilevanza. Il titolo dice già tutto: “Interacting with women makes men stupid” [link ->], ma l’articolo si dipana snocciolando dati incontestabili, cifre e relazioni di ricerca, e insomma ci illumina su un fatto insospettabile. Pare che le donne abbiano il potere di rendere stupidi gli uomini con i quali vengono a contatto.

Ci sono serie compromissioni delle capacità cognitive tra i maschi che hanno a che fare con una donna, che sono pressoché irreversibili se trovano anche attraente la donna in questione. I ricercatori spiegano che un motivo può essere l’uso di gran parte delle suddette capacità per impressionare la donna, così ne restano poche per altri scopi - quali ordinare le parole in modo coerente con un linguaggio umano.

Un pizzico di misoginia (tanto ho solo commentatori maschi su ‘sto blog): e se il downgrade delle capacità cognitive maschili fosse una risposta adattiva sviluppata con l’evoluzione per - farsi capire? ;)

Ecco un buon servizio alla comunità.

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Terrorismo psicologico

Ho fatto quel test su, più o meno, come la penso sull’Europa politicamente parlando. Non so se mostrarvene il risultato. Ma insomma, eccolo:

Oh, si parla solo di politiche europee eh!

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I casi rari del dott. Iliade Ventitrè

Mi capitano casi molto strani. Ho già raccontato l’incontro illuminante con il piccolo Buddha [link interno ->], e devo dire che la palestra resta un luogo in cui la varia umanità mi pone di fronte casi clinici molto interessanti.

Recentissimo è il caso di un signore di una certa età che esordisce con «Ma tu giochi a football americano?». La giustificazione è che ci ho il fisico (non per vantarmi eh). Il fisico c’è pure, sto pian piano limando via la panza, ma il ginocchio è andato e l’usura del tempo lascia i segni. In effetti sembra la descrizione di un giocatore di football americano. Comunque, il discorso si sposta sul baseball. Se giocassi esterno destro dovrei fare attenzione a girare la mazza (non siate maliziosi) in attacco, ma poi il lavoro difensivo sarebbe minimo, in Italia perlomeno. Ma insomma, il signore a un certo punto sbotta, contro gli americani della sua squadra, che «porco d** dovevano spaccare il culo ai passeri e invece lanciano meglio i nostri», gli italiani. Tutto mentre ci provava spudoratamente con una signora ancora più avanti con gli anni (o che li portava peggio, non so).

Il giorno prima, ho visto un altro signore di una certa età in giro in bici, su una mountain bike supermolleggiata. Ma evidentemente le molle non erano ben registrate, sicché il signore sembrava un beduino a dorso di cammello, a ogni pedalata rimbalzava. Mi ha fatto molto ridere.

Oggi sono stato fermato da un ennesimo signore di una certa età, che dopo avermi ipnotizzato per bloccarmi, mi osserva, e mi domanda: «Ma tu mica ti chiami Andrea?».

No.

Comincio a farmi l’impressione che gli anziani un po’ squilibrati mi prendano di mira. Ho altri aneddoti con altri giovani-dentro (anche all’estero!), ma questo post è già abbastanza sconclusionato così. Credo che imposterò una categoria apposta, una rubrica di strani casi per tenere tutti aggiornati.

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