Mutual quest

Nov 8, 2007

La competizione è lotta di uno contro l’altro, dicono. Ma non è un assunto completo: lotta di uno contro l’altro per cosa? E come? Molta letteratura economica presuppone l’egoismo razionale: il giocatore ha un fine (vincere, massimizzare il proprio profitto), e non ha scrupoli riguardo ai mezzi. Il fine giustifica i mezzi, riassunto. Che poi la razionalità indichi che il mezzo migliore è l’imbroglio o il rispetto di regole e avversario, l’assioma non comprende questi contenuti: conta solo valutare quanto efficaci siano alcune scelte in vista della conquista del fine. Questa sarebbe competizione.

Chiaramente è una sciocchezza: nessuno gioca con un competitore che è pronto a giocare sporco. Oppure, chi solitamente gioca pulito si ritrova a cambiare la sua abitudine non appena si accorge delle scorrettezze dell’avversario. A nessuno piacciono i furbi. A nessuno sano, intendo, perché i furbi sono convinti di essere il meglio su piazza. Quindi, un furbo, un free rider, un egoista razionale è la rovina della competizione, che viene trasformata in una porcheria sudicia e schifosa dove il furbo sguazza; nemmeno le guerre sono così prive di scrupoli e rispetto.

La competizione resta lotta contro un avversario. Ma per quale motivo? E come? Robert Simon suggerisce un’ipotesi interessante: la competizione come mutual quest for excellence. Vale a dire che il mio avversario è qualcuno che mi aiuta a tirare fuori il meglio, a misurare i miei progressi e a valutare cosa devo ancora fare. La competizione non può avvenire senza avversario, quindi il competitore non è un nemico sulla strada verso il mio fine, ma fa pienamente parte del fine: giocare. Persino vincere, in quanto la vittoria è una misura di paragone rispetto a ciò che fa l’avversario e quindi rispetto a ciò che faccio io. Ergo, non si può competere con in mente un fine egoista e usando gli avversari come mezzi: bisogna giocare pulito per il semplice motivo che gli avversari non sono mezzi, ma sono una componente del fine. Io voglio misurare le mie capacità, voglio provare e voglio migliorare: senza paragone, non posso farlo. L’essenza della competizione presuppone una partecipazione mutualistica, ed esclude quella egoistica.

Bibliografia:Immagine di Fair Play

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2 Responses so far | Have Your Say!

  1. Iliade XXIII » Espansione del bene
    November 15th, 2007 at 4:25 #

    [...] ci accorgiamo che non dipende da altri o altro, la competizione non diventa conflitto ma quella che ho già identificato come mutual quest for excellence. addthis_url = [...]

  2. Cultura della competizione | Iliade XXIII
    March 13th, 2008 at 4:12 #

    [...] competizione sia antitetica alla cooperazione: io credo che non siano esclusive ma complementari [link interno ->]. Tolto questo, bisognerebbe sempre dimostrare che l’essere umano non è naturalmente [...]

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