Sport e sacro
Molta letteratura specialistica fa iniziare lo sport come costola della religione; sarebbe un particolare metodo per la celebrazione del rito.
Aldo Aledda ha invece un’idea diversa: il fatto che le prime espressioni dello sport siano concomitanti a rappresentazioni religiose non significa che sia la religione ad avere la precedenza e a creare lo sport. Semplicemente, lo spirito sportivo ha trovato spazio per esprimersi come dono agli dei, ma esisteva già. Nella cultura occidentale, lo sport nasce in Grecia e trova l’apice nei giochi di Olimpia. I greci che studiamo sui libri sono fortemente competitivi, dall’età degli eroi fino alla decadenza politica e sociale del sistema delle poleis. In vita si cerca l’onore, si deve fare qualcosa meglio degli altri.
A Olimpia c’era un santuario di Zeus. E nient’altro, nessun paese o città, niente locali. In fondo ci si arrivava solo ogni quattro anni. A guidare i giochi c’erano degli speciali “sacerdoti del gioco”, gli ellanodici, giudici o arbitri. La concomitanza di religione e sport non dice niente più del fatto che fossero celebrati contemporaneamente. Lo sport è celebrazione degli individui che lo praticano.