Buono
“Buono” è un concetto chiave nella storia dell’etica. Anzi forse è il concetto più importante. Philippa Foot lo interpreta come attributivo, non predicativo. Cosa vuol dire?
A inizio Novecento G.E. Moore suggeriva che “buono” non avesse significati descrivibili. Sarebbe un predicato in sé, con il solo significato di “buono” e il solo sinonimo di “buono”. Come “giallo”. Una manna per gli emotivisti e per la bella società di inizio secolo.
La Foot invece, per recuperare un valore descrittivo al termine, quel valore che le permette di riproporre un’etica delle virtù (virtù è eccellenza, ed eccellenza è superlativo di bontà - bontà di qualcosa), potrebbe contrapporre allo svuotamento operato da Moore diverse teorie: per esempio il disegno intelligente (un argument from design fu proposto da Thomas Reid contro lo scetticismo di Hume) nelle versioni filosoficamente strutturate. Oppure la soluzione laica scelta dalla filosofa inglese, pur rifacendosi ad argomenti di filosofi cattolici come appunto Geach e sua moglie Elizabeth Anscombe: Peter Geach sostiene che “buono” non ha valore predicativo, quanto piuttosto attributivo. Serve per completare la definizione di un sostantivo: un buon amico, un buon giocatore, e così via.
P.S. ho recensito questo libro per Recensioni Filosofiche [link ->]
Naturale e buono | Iliade XXIII
September 4th, 2008 at 1:32 #
[...] set di fatti per cambiare significato al valore di «buono». Philippa Foot ne La natura del bene [link interno ->] presenta in modo completo la sua ripresa del naturalismo e i passi necessari (che io ho molto [...]