Paragone

Nov 28, 2007

Buono è sempre “buono di qualcosa”. Da solo non significa praticamente niente: “Buono!”. Si, ma buono cosa? Buono il panino che stai addentando? O il tempo sul giro del cavallo sul quale hai puntato gli ultimi risparmi? O la persona che aiuta in caso di bisogno? Buono cosa, insomma?

Chiarito il valore attributivo di “buono”, possiamo renderci conto che allora specifica un valore di paragone. Se definisco buono il panino che addento, è perché so, più o meno, come deve essere un panino buono. So com’è un panino, in genere, e posso quindi classificare un particolare panino come buono o cattivo paragonandolo alla mia conoscenza dei panini o dei cibi. Non si tratta di paragonarlo a un’idea assoluta come riteneva Platone, quanto piuttosto di paragonarlo a tutta la casistica di panini che ho assaggiato per poi decidere se sia buono o cattivo, se dal confronto esca bene o male. Ha ragione Aristotele, insomma.

Lo stesso per i valori morali: definire “buona” una persona si può fare perché conosciamo persone, abbiamo esperienza, possiamo fare un paragone. Di conseguenza possiamo pensare che non ci sia un valore assoluto (Aristotele alla fine ritiene che ci sia, ma noi ci possiamo fermare prima) di “buono”, ma che sia qualcosa da percepire per gradi e sempre migliorabile.

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One Response so far | Have Your Say!

  1. La fierezza dell'atleta | Iliade XXIII
    December 7th, 2007 at 8:45 #

    [...] concetto di paragone [link interno ->] torna ancora utile: il livello di “bontà” di un giocatore si stabilisce in base al [...]

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