Linus [link ->] a un certo punto crede che Babbo Natale [link ->] e il Grande Cocomero [link ->] siano la stessa persona. D’altronde il nostro è il mondo del sincretismo. In un diverso momento pensa di risparmiare tempo (d’altronde, è anche il mondo della fretta) ciclostilando la stessa letterina per Babbo Natale, il Grande Cocomero e il coniglio pasquale - è sicuro che non ci facciano caso: Babbo Natale, probabile che non legga nemmeno lui le lettere («Il tuo guaio, Charlie Brown [link ->], è che non capisci come funzionano queste grandi organizzazioni») - e il Grande Cocomero è così ingenuo… Secondo Sally Brown [link ->] la storia del Grande Cocomero è «solo un gradino sotto quella delle renne volanti» (alla faccia dei bambini smaliziati). Che dire di Snoopy [link ->], che una volta si veste da Babbo Natale-raccogli fondi, con campanaccio compreso, e un’altra si lamenta dell’atterraggio sul tetto della sua cuccia? Ma mica per Babbo Natale, è che le renne gli sono atterrate sullo stomaco.
Per gestire il Natale in scioltezza, niente di meglio allora delle musiche di Vince Guaraldi [link ->] e delle immagini di Schulz [link ->]:
Su AskPhilosophers [link ->] c’è una domanda piuttosto interessante [link ->]:
What are some points to keep in mind when writing for a philosophy class? I just finished a course where every thing I wrote seemed to be wrong.
Cioè:
Quali punti devo tenere a mente quando scrivo per le lezioni di filosofia? Ho appena terminato un corso nel quale ogni cosa scrivessi sembrava sbagliata
La risposta (di Jyl Gentzler) non è rassicurante per chi ha posto la domanda. Non dice «Ma no, dai, che non puoi aver sbagliato tutto». Dice «Vatti a leggere questo [link ->] e questo [link ->] e impara». Però i consigli che dà sono precisi e azzeccati: in primo luogo, chiarisci subito di cosa parli. Poi, parlane nel modo più semplice possibile, senza fronzoli: il lettore deve capire ogni parola e che ogni parola ha una funzione nel contesto. Metti le note, se citi qualcosa che altri hanno detto. Ed evita errori grammaticali o di battitura.
Sono buoni consigli. Ne aggiungo uno, strategico, che risale a Marco Porcio Catone, il Censore [link ->] (o a Cicerone [link ->], che è posteriore): rem tene, verba sequentur. Conosci l’argomento, le parole verranno.
L’imbroglio nello sport si presenta in diversi modi: dai più gravi problemi di compravendita di partite e arbitri e del doping fino al piccolo “gioco sporco” ma non violento, la spintarella sul gomito del tiratore a basket per esempio, senza far male ma causando l’errore. Chiariamo subito che si può parlare di imbroglio solo in caso sia volontario, vale a dire che chi vi ricorre sa cosa fa e quali risultati causerà l’azione.
Perché l’imbroglio è male? Per la mancanza di rispetto delle regole? Per la mancanza di rispetto dell’altro giocatore? Per la mancanza di rispetto al gioco? O per una mancanza nel proprio carattere?
Jane English suggeriva che il dramma della discriminazione nello sport è tale perché preclude agli esclusi la possibilità di attingere a benefici fondamentali (basic benefits). Questi sono per esempio la salute, l’autostima, il rispetto, la socialità. Lo sport può permettere di essere in salute (esclusi gli infortuni), può permettere di socializzare, e in conseguenza (credo) di una buona salute e di una buona socializzazione permette di avere autostima.
Un semplice appunto che ricorda quanto ingiusto sia escludere qualcuno dalla pratica sportiva: se consideriamo “valori” salute, autostima e socialità, non dovremmo impedire che se ne partecipi.
Bibliografia: Jane English, “Sex Equality in Sports“, Philosophy and Public Affairs, Vol. 7, No. 3 (Spring, 1978), pp. 269-277