Megalopsichìa
Solitamente si traduce dal greco megalopsichìa con magnanimità, o con fierezza. Magnanimità è più aderente alla lettera (grande animo/anima) ma forse è più generico. Perlomeno nel linguaggio quotidiano una persona dotata di magnanimità è una persona altruista, benevola. Il termine originario però non indica questo.
In Aristotele l’uomo dotato di virtù ha anche megalopsichìa: perfettamente consapevole delle proprie qualità, ci tiene a che siano riconosciute. Stima più d’ogni altra cosa l’onore, e ritiene di meritarlo. La trattazione in Etica Nicomachea (1123b ss.) è precisa: preferisce beneficare a essere beneficato, dare aiuto a riceverlo, essere stimato da persone degne di stima piuttosto che dalla massa. Come ogni qualità descritta da Aristotele, è un giusto mezzo, relativo alla persona, tra due estremi: la pusillanimità e la vanità. Pusillanime è chi si stima meno di quel che vale, vanitoso chi si stima più di quel che vale.
Come fa il magnanimo a diventare “altruista”? Sembra un egoista a tutto tondo, uno che pensa solo a se stesso e che pretende che il suo valore sia riconosciuto. In realtà, nella definizione di magnanimo rientra il possedere la virtù, e chi la possiede è necessariamente buono; parte della bontà è essere d’aiuto agli altri, e il magnanimo non si sottrae.
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