Virtù
La virtù è, per senso comune, un’eccellenza in qualche qualità. Virtuoso è tanto l’ottimo violinista quanto l’ottimo cuoco: quale legame tra i due? Solo l’aver raggiunto i massimi livelli, ciascuno nel proprio specifico campo.
Aristotele chiarisce che virtù è proprio portare a perfezione una qualità. La virtù dell’uomo, la più generica, è la ragione; ma il discorso regge per ogni qualità. Virtù sono il coraggio, la magnanimità eccetera. Cose “buone”, che ci piacciono. Senza esagerare: virtù è giusto mezzo. Indovinare precisamente quale comportamento è più appropriato, quale misura è quella richiesta dalla situazione. Vizio, per converso, è tutto ciò che manca la misura (soprattutto se in modo esagerato).
Notiamo però che la virtù, pur essendo una misura media, è allo stesso tempo una misura massima: ci sono gradi di virtù che dipendono non solo dal posizionarsi a metà tra due vizi (paura <- coraggio -> sventatezza), ma anche proprio dal perfezionamento della virtù stessa (si può essere più o meno coraggiosi). Quindi un giusto mezzo è anche un eccesso.