Nel gennaio 1958, cioè 50 anni fa, Philosophy - vol. XXXIII, n° 124, pp. 1-19 - pubblicava un articolo di Elizabeth Anscombe [link ->]. La pensatrice inglese era già nota per i suoi lavori che ripercorrevano i temi del suo maestro Wittgenstein, soprattutto per il testo Intention del 1957. Ma in “Modern Moral Philosophy” [link ->] troviamo un punto di svolta per la filosofia morale: l’apertura all’etica applicata dopo l’indigestione di metaetica, e soprattutto un cambio di prospettiva, l’attacco ai due filoni dominanti del kantismo e dell’utilitarismo (vuoti e insensati, dice la moglie di Peter Geach) e il ritorno all’etica delle virtù.

50 anni.

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Eugenetica e sport

Jan 25, 2008

Grazie all’intervento di Tommy David [link ->] riposto il pensiero su eugenetica e sport.

I trattamenti o perlomeno le analisi del DNA sono l’ultima grande conquista della ricerca medica. La paura è che le nuove conoscenze possano venire utilizzate per selezionare la razza umana. La speranza è che invece le capacità acquisite possano essere utilizzate per evitare malattie e sofferenze. L’eugenetica è un tema filosofico fin dalla nascita della filosofia. Quando Platone fa dire a Socrate che nello Stato ideale i governanti si occupano anche di scegliere le coppie per farle figliare una prole migliore (Repubblica, libro V, 495c) ci sembra mostruoso, soprattutto per la naturalezza con cui Socrate pronuncia le frasi incolpate. Uno sguardo appena più approfondito rivela alcuni particolari:

Socrate - E’ chiaro dunque che, successivamente, faremo matrimoni santi quanto più è possibile; e se sono santi, saranno i più utili.
Glaucone - Senz’altro.
S - Ma come dunque saranno i più utili? Rispondimi a questo, Glaucone: nella tua casa vedo cani da caccia e numerosi uccelli di nobile razza. Sei stato un po’ attento, per Zeus!, ai loro connubi e alla loro figliazione?
G - Cosa?
S - Anzitutto, tra questi animali stessi, per quanto di nobile razza, non ce ne sono alcuni che sono e divengono ottimi?
G - Ce ne sono.

Ho evidenziato la parte che mi sembra più notevole. È noto che Platone suggeriva la pratica della ginnastica e la cura del corpo accanto a quella della mente, e proponeva che non solo gli uomini, ma anche le donne con la giusta attitudine partecipassero agli allenamenti. Per questo Socrate chiede se ci sono «alcuni che sono e divengono ottimi». Divenire ottimi è il risultato di una pratica costante, essere ottimi è il cosiddetto dono di natura. Nello sport i due concetti sono strettamente legati: il talento e l’allenamento fanno il campione. Quello che voglio sottolineare è che lo sport è una pratica eu-genetica. La selezione proposta da Platone non comporta l’azione sui geni direttamente (non c’erano i mezzi tecnici per farlo), ma la selezione sui portatori dei geni: la selezione di alcuni fenotipi preferiti ad altri, e l’idea che un animale più forte e sano avrà figli più forti e sani. L’animale “guerriero” che dovrà occuparsi di difendere lo Stato ideale non fa differenza: può già essere migliore o diventarlo tramite la ginnastica.

Cerchiamo di essere onesti: la paura dell’eugenetica, più che dettata da -peraltro giustificabili- motivi storici (il nazismo), è una forma di invidia per chi potrà godere di una vita migliore della nostra. Tutti sani, tutti belli. Non ha senso sostenere che non è “giusto” selezionare la razza umana, perché selezioniamo già ogni altra razza animale. Ha senso invece un invito a non esagerare e a cercare di selezionare solo tratti che siano importanti per la salute e le capacità, e smetterla con le puttanate estetizzanti.

———- E aggiungo un edit: ———-

Mi piace sempre evidenziare che lo sport è una forma di eugenetica e ciò nonostante non riceve critiche da questo punto di vista. In tutta la storia dell’umanità, il fisico dell’atleta è stato migliore del fisico “normale”, vuoi per l’allenamento vuoi per doni di natura, e gli atleti hanno sempre ricevuto un ritorno di valore sociale molto alto. In praticamente tutte le società i campioni sono in cima alle gerarchie sociali. Insomma, i risultati che si paventano per l’eugenetica medica ci sono già per l’eugenetica sportiva.

Come suggeriva Ivo Silvestro [link ->] nel suo commento ahimé perduto con il mio errore, si profila un rischio quando si pensi a una forma politica di selezione. La scelta individuale dovrebbe sempre essere salvaguardata. Chiaramente, in un mondo in cui tutti ricorressero all’aiuto medico per avere figli “migliori” sarebbe molto difficile pensare che un ultimo libero utopista scegliesse di non utilizzare per il proprio figlio le tecniche più moderne. E il problema si allarga parecchio…

Senza considerare la possibilità di costruire campioni in provetta: se già abbiamo enormi difficoltà con il doping, figurarsi come potrà essere con la manipolazione genetica! Ma probabilmente prima che si arrivi a questo, i nostri sport non ci saranno più e ci saranno sport nuovi.

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Errore

Jan 24, 2008

Ho commesso un pacchiano errore. Volevo editare un po’ l’ultimo post (su eugenetica e sport) e invece l’ho cancellato. Sono un demente. Mi appello alla pazienza e alla benevolenza del lettore, prima o poi tornerò al tema - adesso non ho voglia.

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by alex | Categories: comunicati | 3 Comments

Gioco d’azzardo

Jan 22, 2008

Come inizia:

e come finisce:

Questo post è stato offerto dalla rinomata ditta Puffin, produzione di marmellate. Solo Puffin ti darà forza e grinta a volontà!
marmellata Puffin

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Regole ed emozioni

Jan 21, 2008

Un lettore del Corriere della Sera scrive a Severgnini [link ->]: «una pubblicità dice che lo sport non è fatto di regole, ma io credo che lo sport comprenda le regole».

Lo sport non è fatto di regole e non le comprende. Nello sport possiamo individuare un sistema che si è dato un regolamento per stabilire dimensioni del campo di gioco, durata dell’incontro, tipo di punteggio, violazioni e punizione delle violazioni - le regole costitutive, che costituiscono/costruiscono quel determinato sport; per esempio, se gioco a pallamano non posso toccare palla con i piedi, perché altrimenti non è pallamano ma qualcosa d’altro.

Ma c’è anche un regolamento non scritto, un insieme di norme accettate e condivise dai praticanti - le regole di strategia. Vado al campetto a giocare a basket, non ci sono arbitri né regolamenti particolari (ovviamente, si rispettano le regole costitutive perché altrimenti non si gioca a basket ma a qualcosa d’altro) , e quando c’è una violazione intervengono sistemi di equilibrio accettati e condivisi, per esempio “palla contesa, palla alla difesa”, o “la difesa (o l’attacco) chiama il fallo”. La base di questo secondo regolamento è l’accordo tra i partecipanti, accordo implicito, tacito. Ciò che sostiene e fa funzionare il sistema delle regole di strategia è il concetto di onore del giocatore: nessun giocatore può pensare di infrangere impunemente una regola di strategia, la pagherà sempre e possibilmente con gli interessi.

La lettera del lettore di Severgnini includeva nella critica anche le emozioni, che sarebbero preferite alle regole. Bene, il sistema di regole (quelle costitutive) funziona in base a un progetto di etica kantiana, l’universalizzabilità delle norme “giuste” e razionali. La fondazione del diritto è un successo di questo tipo di ragionamento. Ma lo sport va oltre le regole, e mantiene come etica di riferimento non il giusto (che è strumentale: lo sport ha le stesse regole in ogni parte del mondo per un requisito di uniformità), ma il buono - anzi, il migliore; e l’individuazione del migliore non avviene tramite regole razionali, ma tramite emozioni morali.

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