Sport-pedagogia
Da che esiste il mondo, gli esseri viventi investono considerevoli energie nel gioco. Secondo Huizinga (Homo Ludens) il gioco è anteriore alla cultura: basta guardare gli animali, che certo non aspettano che gli si insegni la cultura per giocare. Allo stesso tempo, il gioco organizzato, lo sport, è stato visto come fase di transizione che prepara alla vita: nelle competizioni sportive si imparano o si raffinano qualità che reputiamo desiderabili per la vita associata che conduciamo, come l’onestà, il rispetto, la lealtà, la correttezza. Reputiamo desiderabili anche qualità che solo in senso mediato contribuiscono alla vita sociale: autostima, magnanimità [link interno ->], competitività.
In questo secondo gruppo si individuano elementi che fanno pensare alla pedagogia aristotelica, che è comunque una pedagogia già formulata da Omero (”primeggiare”): cercare di rendersi migliori. La ricaduta benefica sulla società del lavoro su se stessi è ciò che genera, in quest’ottica, una società buona. Lo sport permette anche di perfezionare se stessi, oltre che le qualità sociali.