Anno olimpico
2008, anno delle Olimpiadi di Pechino. Saranno in stile, con dispiego di mezzi mai visto, qualche milione di “volontari” addestrati alla bisogna, ragazze preparate a fare da hostess con sorriso stampato perennemente in faccia - qualche giorno fa c’era un servizio in coda mi pare a un TG2 - e un controllo pervasivo sull’informazione. Tutto deve andare bene, anche quello che non va bene.
Riprendo lo spunto di Lesandro [link ->], che suggerisce di mandare un messaggio agli atleti italiani tramite il form e lo spazio offerti dal CONI [link ->], e chiedere un gesto eclatante di protesta contro i soprusi del regime.
In sé la scelta della Cina come sede delle Olimpiadi non sarebbe neanche malaccio: un Paese di smisurate dimensioni, pieno di storia e culture, potrebbe offrire tutto questo al mondo. Sappiamo che praticamente ogni cosa è stata inventata dai cinesi, dagli spaghetti alla bussola alla carriola. Per non parlare delle filosofie, dal taoismo al confucianesimo al ch’an. Ma non sono questi i motivi che hanno favorito la vittoria di Pechino; si tratta invece dell’ormai onnipresente dio danaro. Le sponsorizzazioni, il mercato infinito che è il Paese del miliardo e mezzo di abitanti, la potenza politica, militare ed economica - motivi che contano per i markettari ma che con lo sport olimpico non hanno alcun principio in comune. Basta leggersi De Coubertin, che pur con qualche difetto (era un po’ comandino, e un po’ misogino) ha chiarito che l’ideale guida dell’organizzazione delle Olimpiadi è la celebrazione dell’atleta e dei suoi valori etici (il fair play).
Lo sport è sempre stato “politicizzato”, usato come strumento di propaganda (vedi le Odi di Pindaro o gli elogi di Mussolini a Carnera), ma mai come adesso è stato assoggettato a logiche di profitto che sono per loro natura perverse. Vero, lo sport crea differenze, ma non ha mai inteso creare il disprezzo dell’altro - se l’altro non ha alcun valore, che valore può avere una mia vittoria? Quindi uno dei punti fermi dello sport è il rispetto del valore dell’altro, cosa che ormai manca completamente. E manca nella politica, ragion per cui lo sport che viene strumentalizzato deve svegliarsi e reagire.