Regole ed emozioni

Jan 21, 2008

Un lettore del Corriere della Sera scrive a Severgnini [link ->]: «una pubblicità dice che lo sport non è fatto di regole, ma io credo che lo sport comprenda le regole».

Lo sport non è fatto di regole e non le comprende. Nello sport possiamo individuare un sistema che si è dato un regolamento per stabilire dimensioni del campo di gioco, durata dell’incontro, tipo di punteggio, violazioni e punizione delle violazioni - le regole costitutive, che costituiscono/costruiscono quel determinato sport; per esempio, se gioco a pallamano non posso toccare palla con i piedi, perché altrimenti non è pallamano ma qualcosa d’altro.

Ma c’è anche un regolamento non scritto, un insieme di norme accettate e condivise dai praticanti - le regole di strategia. Vado al campetto a giocare a basket, non ci sono arbitri né regolamenti particolari (ovviamente, si rispettano le regole costitutive perché altrimenti non si gioca a basket ma a qualcosa d’altro) , e quando c’è una violazione intervengono sistemi di equilibrio accettati e condivisi, per esempio “palla contesa, palla alla difesa”, o “la difesa (o l’attacco) chiama il fallo”. La base di questo secondo regolamento è l’accordo tra i partecipanti, accordo implicito, tacito. Ciò che sostiene e fa funzionare il sistema delle regole di strategia è il concetto di onore del giocatore: nessun giocatore può pensare di infrangere impunemente una regola di strategia, la pagherà sempre e possibilmente con gli interessi.

La lettera del lettore di Severgnini includeva nella critica anche le emozioni, che sarebbero preferite alle regole. Bene, il sistema di regole (quelle costitutive) funziona in base a un progetto di etica kantiana, l’universalizzabilità delle norme “giuste” e razionali. La fondazione del diritto è un successo di questo tipo di ragionamento. Ma lo sport va oltre le regole, e mantiene come etica di riferimento non il giusto (che è strumentale: lo sport ha le stesse regole in ogni parte del mondo per un requisito di uniformità), ma il buono - anzi, il migliore; e l’individuazione del migliore non avviene tramite regole razionali, ma tramite emozioni morali.

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One Response so far | Have Your Say!

  1. Cultura della competizione | Iliade XXIII
    March 13th, 2008 at 5:39 #

    [...] Non è pienamente naturale, ma nemmeno non-naturale: dipende infatti da “come siamo fatti”, dalle nostre relazioni reciproche, dall’ambiente in cui vivamo e così via. Comunque, per la sua struttura culturale, la sua trasmissione non è per generazione ma per educazione. Lo sport, e prima ancora il gioco, ha significati pedagogici che cominciano dall’autocontrollo, dal possesso di sé. Con l’evoluzione culturale, il gioco arriva allo sport, che è più complesso perché ha un sistema di regole, scritte e non scritte, che il gioco non ha (è libero per definizione). Le regole dello sport servono per dare uniformità alla competizione, e in fondo anche senso (regole costitutive [link interno ->]). [...]

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