Russell Gough riassume il percorso etico in quattro punti:
act-habit-character-destiny
Lo sportivo segue lo schema di vita già identificato da Aristotele: compie azioni (possibilmente quelle giuste), e continuando (prendendo un’abitudine) a compiere lo stesso tipo di azioni forma un carattere. Il suo carattere è il suo destino.
Secondo Sigmund Loland lo sport è composto da cinque elementi:
1. gli sport specific goals, divisi a loro volta in social logic of games (in parole povere, la logica sociale dei giochi è vincere) e in ethos (che interpreta la logica sociale)
2. gli structural goals of competition (misurare e fare graduatorie in base alle performances atletiche)
3. gli intentional goals among competitors (quali sono i motivi per cui faccio sport?)
4. i moral goals of sport competitions (perché esistono le competizioni?)
5. il fair play, diviso in formal fair play (conformità alle regole) e informal fair play (attitudine dei partecipanti)
P.I. - Certo che è piacevole stare fuori in giornate così primaverili.
C. - Non mi fa né caldo né freddo.
P.I. - Eh?
C. - Non l’hai capita.
P.I. - Quando non siamo a caccia, pesca o impegnati in qualche lavoro, ci sediamo davanti alla tenda del capo e parliamo un po’.
C. - Di cosa?
P.I. - Tutto. Per esempio, oggi del piacere e delle cose piacevoli. Abbiamo approfittato della giornata propizia.
P.I. - Facciamo un esempio proprio con la nostra bella giornata: per me è molto piacevole.
C. - Cos’ha di particolare?
P.I. - Mah, non so spiegartelo molto bene. In realtà credo che ci siano sensazioni così semplici che non si possono spiegare. Mi piace una bella giornata primaverile.
C. - Mi chiedo come puoi sapere che ti piace se non puoi spiegare perché, ma immagino che tu non prenda nemmeno in considerazione l’idea che sia sempre necessario trovare un perché.
P.I. - Infatti.
C. - Permettimi di provare a interrogarti per arrivare a una definizione: dimmi che sensazione provi.
P.I. - Piacere. Come ti ho già detto non c’è da girarci tanto intorno: sto bene, sono contento, mi sento ben disposto verso il mondo, tranquillo ed euforico allo stesso tempo.
C. - Il tuo piacere sembra qualcosa di fisico.
P.I. - Tutto è fisico.
C. - Lo dite voi selvaggi.
P.I. - In verità, abbiamo una sviluppata spiritualità, ma tant’è. Intendevo che se non ci sono io, è difficile che ci siano le mie sensazioni.
C. - Quindi ogni piacere che provi è uguale.
P.I. - No, per niente. Il piacere si può dire in molti modi.
C. - Come?
P.I. - Ti faccio un esempio: stasera facciamo la pizza. Io adoro la pizza. Prima che arrivaste voi avevamo anche uno sproposito di bufale da mungere e facevamo una buona mozzarella. Comunque, il piacere della pizza non è già lo stesso del piacere della bella giornata.
C. - A me sembra uguale: è sempre un piacere fisico. Alla missione i domenicani (un tizio grosso e barbuto con un ciuccio al collo e con il pugno pesante e un tizio smilzo e agile con la faccia furba e svelto di mani) ci hanno detto che i piaceri fisici non sono buoni. Poi ci hanno buttati fuori perché il pranzo era pronto, arrosto e fagioli con molto vino californiano.
P.I. - Ti faccio un altro esempio: ti piace lo sport?
C. - Molto! Vado a praticamente ogni rodeo al di qua delle Rocky Mountains!
P.I. - Cosa ti piace del rodeo?
C. - Beh, è una bella prova di forza e di abilità. Ci vogliono muscoli e sudore, ma anche una discreta strategia e anni di pratica al tiro a segno e al lazo.
P.I. - E tutto questo non è fisico?
C. - Già. Ma se il piacere è fisico vuol dire che ogni piacere è fisico, e tutti i piaceri sono uguali.
P.I. - Permettimi di ficcanasare: hai una squaw?
C. - La signora mi aspetta a casa, con tre bambini, un paio di cani, una mucca, capre e qualche topo.
P.I. - E ti piace?
C. - Si. Ma è diverso. Siamo sposati.
P.I. - Se il piacere è sempre lo stesso, o non dici che ti piace o se dici che ti piace ma è diverso ti contraddici.
P.I. - Ti do una mano io: non tutti i piaceri sono uguali. Non diresti mai che la tua squaw ti piace come una pizza. La tua squaw ti piace come squaw e la pizza come pizza. Dici “mi piace” allo stesso modo, ma sottintendi sensazioni un po’ diverse.
C. - E come fai allora a scegliere cosa ti piace di più?
P.I. - Spero che tra la tua squaw e una pizza tu scelga la prima.
C. - Si,certo.
P.I. - Ecco, vedi allora che non fai tanta fatica a scegliere?
C. -Mi puzza d’imbroglio. Mi sa che mi hai raggirato. Allora ti rendo pan per focaccia: come fai a scegliere tra due piaceri diversi ma ugualmente intensi?
P.I. - O non scegli (mi dicono che alcuni orientali, che però rispetto a noi sono occidentali, seguono questa via) o scegli semplicemente con un atto di volontà.
C. - La fai facile.
P.I. - Non è per niente facile. Ma le scelte che fai (o non fai) formano il tuo destino personale. Tu sei il risultato delle tue scelte, oltre che del caso delle situazioni che incontri. In fondo l’etica è questo.
C. - Se non sbaglio, allora, ci sono dei piaceri che posso (devo?) scegliere e altri che vanno evitati.
P.I. - Bravo, hai saltato qualche passaggio ma alla fine si arriva lì. Visto che i piaceri non sono tutti uguali, ce ne sarà qualcuno meglio e qualcuno peggio, e qualcuno allo stesso livello (quelli tra i quali è difficile scegliere e che richiedono un atto di volontà). Qualora uno scegliesse piaceri meno validi, cosa gli diresti?
C. - Che è stupido.
P.I. - E se ritenesse piacevole qualcosa che in realtà non lo è?
C. - O è matto, o ancora una volta è stupido. Penso per esempio ai pistoleri che si vendono per ammazzare la gente. Non ci trovo niente di piacevole, ma molti dicono di provare sensazioni molto piacevoli.
P.I. - Sono matti, o stupidi, comunque di una stupidità pericolosa che chiamiamo criminale.
C. - Abbiamo gli sceriffi apposta.
P.I. - L’argomento è spiacevole, ti va se per oggi lo lasciamo perdere?
C. - Si, sarei sciocco a rovinarmi la giornata così.
P.I. - Senti, visto che ormai hai capito, cosa ne dici di tirarci su da sto sasso e fare due passi nella prateria? Così, per goderci l’arietta primaverile.
C. - Approvo. Tanto più che devo ancora pensare a queste cose.
P.I. - La morale è sempre quella.
Ettore Messina [link ->] e Massimo Bergami (in corsivo):
In occasione del primo allenamento, forse perché fuori condizione dopo il recente infortunio, Danilovic [link ->] si gestisce con intelligenza, preoccupandosi di passare la palla, rimanendo molto concentrato, con una presenza abbastanza silenziosa, tranne che in un’occasione. A un certo punto Ginobili [link ->] va a canestro e, ritenendo di aver subito un fallo, si ferma e guarda con aria interrogativa l’assistente, quasi aspettando un fischio a favore. Da fondo campo risuona l’inconfondibile voce dello Zar Danilovic che gli grida, sogghignando: “Dove pensi di essere? Ancora a Reggio Calabria?”
Una delle classiche uscite dello Zar per affermare la sua posizione di supremazia?
Esattamente. Un modo per riaffermare la propria leadership, basata sulla sua superiorità tecnica e sulla sua esperienza. Il risultato è che Ginobili prosegue l’allenamento con le orecchie bassissime. Il vecchio leone aveva delimitato nuovamente il territorio
Richard Zednick, giocatore dei Florida Panthers, rischia la pelle: un suo compagno, scontrandosi con un avversario, cade scompostamente e alza una gamba. Zednick arriva nel momento peggiore. Una lama del pattino lo colpisce alla gola aprendo un taglio impressionante. Zednick si lancia verso la sua panchina, tenendosi la gola con la mano e perdendo molto sangue. Si vede la scia sul ghiacchio. Il palazzetto è in silenzio, i giocatori sono sotto shock.
Fortunatamente, riescono a soccorrerlo, e in ospedale viene ricucito; ora è fuori pericolo.