Edonismo qualitativo

Feb 10, 2008

Proprio ieri stavo pensando alle possibili esplicitazioni dell’idea aristotelica che il piacere è alla base della morale (EN, II, 1104b). Oggi ho letto su PeaSoup un bel post intitolato Perfectionism, Hedonism, and Hume [link ->] che cerca di collegare il punto di vista perfezionista e la teoria dell’edonismo qualitativo [link ->]. Definisce il perfezionismo come “l’idea che la vita di x è migliore se x sviluppa ed esercita le proprietà e le capacità che sono proprie della natura del tipo di cosa che x è” e l’edonismo qualitativo come quello che sostiene che il piacere guida le vite, ma ci sono piaceri più elevati - più “piacevoli”, che andrebbero scelti e preferiti. La teoria che si propone nel post è che il perseguimento di questi piaceri più piacevoli sia una forma di perfezionismo.

Io sono perfettamente d’accordo. Certo, il problema è definire quali sono i piaceri più piacevoli. Si può fare se si prende in considerazione anche una teoria della natura umana, dal momento che per l’edonismo qualitativo è molto piacevole sviluppare tratti essenzialmente umani: Aristotele fa scuola, e solitamente si sostiene che i migliori piaceri siano quelli della ragione. Ma qui nascono i problemi, perché bisogna innanzitutto definire la ragione e poi convincere chi non ha mai provato questi piaceri che sono migliori di quelli, poniamo, della carne o del potere. Per esempio, la brutale ignoranza della classe politica italiana e per converso la strenua lotta in cui si impegnano per non perdere i loro privilegi potrebbe far pensare che forse qualcosa di “buono” e “piacevole” nella ricchezza e nel potere c’è, e che solo con spocchia tutta intellettualistica si può snobbare il politico di turno - e dire che è attaccato alla poltrona perché è ignorante dei veri beni.

Io credo invece che il piacere sia nell’attività. Come dice Jan Boxill, il piacere nella vita viene da rispetto e autostima, i quali nascono compiendo qualche azione fine a se stessa - Boxill le chiama unalienated activities (”Title IX and Gender Equity”, in Sport Ethics, Blackwell Publishing, 2003. p. 260). L’attività non alienata più immediatamente disponibile è lo sport.

Il segnale di una “vita buona” è, secondo Aristotele, lo stato abituale di piacere. In questo senso di nuovo perfezionismo ed edonismo si collegano.

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