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Ho aggiornato il sistema del blog a WordPress 2.5. Tutto bene, tranne al momento il plugin delle tags che ancora non ha una versione compatibile: per questo la pagina “Tags” [link interno ->] è vuota.
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William Irvine:
Alle preferenze non servono inferenze
in Del desiderio, Donzelli, Roma, 2007. p. 91, citando Robert Zajonc [link ->]
Sarkozy, capo di Stato della Francia in procinto (da luglio) di assumere la presidenza europea per il proprio turno semestrale, ha minacciato di non partecipare alla cerimonia d’apertura delle Olimpadi [link ->]. Il giorno dopo anche Didier Reynders, vice-premier fiammingo, parla per il Belgio e ipotizza che, se la situazione non cambia (leggi: se la Cina continua a occupare il Tibet e a cancellare ogni diversità culturale), anche il Belgio potrebbe non essere presente [link ->]. Gigi Riva, nello staff della Nazionale di calcio italiana, dice che non sa cos’è il boicottaggio [link ->] ma che piuttosto che rischiare di gareggiare con l’esercito schierato a bordocampo è meglio stare a casa. Peccato per chi fa sacrifici per quattro anni. Guido Ceronetti suggerisce di abolire le Olimpiadi, perché ormai sono una cosa sporca e servono solo a chi ci fa soldi [link ->]: dice che una volta (in Grecia, ai tempi di Platone) non era così, non c’era il professionismo e nessuno faceva affari.
La posizione di Sarkozy è importante politicamente perché appunto tra poco la Francia usufruirà per un semestre della guida dell’Europa “unita”. Probabilmente a pochi interessa del Tibet, ma la paura della potenza economica della Cina (potenza costruita appunto su sfruttamento, violazioni di diritti e di norme sanitarie, non conformità a standard di sicurezza del prodotto) fa si che qualcuno provi a fare dispetto. Giusto per rimettere a posto il colosso asiatico.
La posizione di Riva è importante eticamente perché conferma una volta di più che il calciatore professionista italiano medio ha grosse lacune nelle materie basiche (tipo, conoscere la propria lingua madre), e bisognerebbe fare qualcosa per evitare che queste mancanze si presentino. Perlomeno, sarebbe opportuno ripensare lo sport come si deve: non come via per il successo e la fama, ma come complemento per la formazione. In questo modo, ogni giovane potrebbe dedicare qualche ora anche a leggere il sussidiario invece che passare 24 ore al giorno sul campo di calcio.
La posizione di Ceronetti è importante perché illustra un modo di vedere romantico e utopico, ma per niente confermato dai fatti: in Grecia ai tempi di Platone c’erano fior di atleti professionisti, che passavano la vita partecipando fin da bambini ai Giochi, sia i quattro grandi giochi del “periodo” (a Olimpia, Delfi, Corinto e Nemea) sia ai giochi locali che praticamente ogni comunità organizzava. Per esempio, Diagora di Rodi, un famosissimo pugile periodonico (vale a dire vincitore nei quattro giochi). E padre di altri olimpionici. E nonno di un altro. Addirittura sua figlia ottenne il permesso di assistere ai Giochi. Le donne non erano ammesse perché gli atleti erano nudi, ma la figlia di Diagora era figlia, madre, sorella e zia complessivamente di sei olimpionici. Uno strappo alla regola proprio per il valore della famiglia di Diagora: tutti professionisti. E non è nemmeno vero che solo i venditori di limonate facevano affari ai Giochi: c’erano artisti di ogni genere, e retori, e filosofi, oltre a chi vendeva cibo e bevande.
Pietro Mennea rifiuta l’idea del boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Sostiene che gli unici a pagare sarebbero gli atleti, che si preparano per quattro anni all’evento e con questo tipo di protesta perderebbero la visibilità. Diversi atleti la pensano come l’ex-olimpionico.
Jean-François Juilliard, di Reporters sans frontières, ha manifestato con una bandiera olimpica particolare, dove al posto dei cinque cerchi ci sono delle manette, all’accensione della fiaccola a Olimpia [link ->]. Lui, come molti altri, chiede che il Comitato Olimpico revochi la decisione dell’assegnazione alla Cina dei Giochi. La Cina li userebbe come un qualsiasi mezzo di propaganda, mostrando solo quello che va bene al governo e nascondendo le violazioni ai diritti umani che avvengono quotidianamente.
C’è un precedente: le Olimpiadi che avrebbero dovuto avere luogo a Roma si svolsero a Londra nel 1908, a causa di grosse carenze organizzative italiane (in cent’anni, qui, è cambiato tutto…). Lo spostamento non avvenne a ridosso dei Giochi, come invece si richiederebbe adesso. C’è un altro elemento di diversità: i Giochi di oggi sono una colossale macchina che produce denaro, a cui nessuno vuole rinunciare. I puristi almeno in questo hanno ragione: gli originari ideali sono traditi.
Gli atleti pagano in termini di visibilità se non partecipano? E cosa dire allora dell’immagine che si fanno se invece partecipano? Lo stesso CIO all’assegnazione aveva chiesto al governo cinese di fare grossi passi avanti in tema di rispetto dei diritti umani, condizione per poter ospitare le Olimpiadi. Parole al vento.
Sarebbe ora di smettere di ritenere lo sport come un mondo separato: lo stesso Rogge, a capo del CIO, ripete che la sua organizzazione si occupa solo di sport e non di politica. Ma lo sport non è un mondo piccolo diviso dal mondo grande: i vantaggi di cui gli sportivi godono, li riscuotono nel mondo grande (ricordo un’intervista a Vucjnic, attaccante della Roma, in cui diceva che “la vera casta sono i campioni sportivi: hanno tanti vantaggi, saltano le code etc”). Fama e ricchezza non sono beni interni, esclusivi della pratica sportiva. Non sono nemmeno il fine della pratica sportiva. Quindi, per coerenza, accettando di immischiarsi con questi beni esterni, il mondo “esterno” dovrebbe interessare anche per le questioni politiche o morali.
L’invidia è una brutta cosa. Ieri le colleghe al lavoro hanno stabilito che “tutti gli uomini invidiano Scamarcio” (cit.), che era sulla copertina, chissà a quale titolo, di Sport Week. Io, in quanto rappresentante del genere maschile, ho opposto che no, mica vero. C’è una folla di uomini sani di mente che lo scamorzo manco lo considerano. E poi l’invidia è una brutta cosa e, almeno per quanto mi riguarda personalmente, non fa parte del mio carattere. Comunque, se proprio dovessi invidiare qualcuno per le sue fattezze, cercherei figure migliori. Non so, un Alain Bernard, che era sulla Gazzetta e su tutti i giornali ieri e oggi per i suoi exploit agli Europei di nuoto di Eindhoven: ha abbassato il record sui 100 metri stile libero a 47″60 l’altroieri, e si è ritoccato il record in finale portandolo a 47″50. Tempi impressionanti, ma quello che ha colpito è proprio la potenza fisica del nuotatore francese. Sembra che nell’ultimo anno abbia messo su 10 chili di muscoli. Non è per niente facile e infatti l’italiano Magnini, negli ultimi due anni il migliore della specialità, ha masticato amaro e pronunciato mezze accuse che sottintendono un uso non lecito della farmacologia. Se proprio devo invidiare l’aspetto di qualcuno, comunque, meglio Bernard che Scamorzo. Credo che tutti i maschi sani di mente la pensino allo stesso modo.