Un paradiso abitato da diavoli
Un paradiso abitato da diavoli era la descrizione che si dava del Mezzogiorno italiano in età moderna. Brigantaggio e sciatteria erano i motivi dell’accusa. Ne parlò anche Benedetto Croce - per provare a confutare la posizione e a spronare i suoi concittadini. Il detto si può estendere all’Italia intera, paradiso dei free riders. La cifra dell’italiano medio è fregare il prossimo, trovare la scappatoia, ingegnarsi per non sostenere i costi della comunità. Per alcuni questi sono i pregi del carattere italiano, il sapersela cavare, la furbizia. Per me non lo sono, si tratta di odiose e vergognose inclinazioni da parassiti che tutti gli stati civili hanno fatto in modo di estirpare, con l’educazione.
Pistolotto retorico esterofilo a parte, la definizione potrebbe ben applicarsi anche allo sport. Lo sport è un luogo di piacere, ma gli atteggiamenti da free rider rovinano tutto. Secondo l’etica propria dello sport, il rispetto degli avversari è imprescindibile: nel momento in cui prendo in giro chi compete con me, mi metto fuori dall’etica sportiva. Ho in mente i tuffi dei calciatori, guarda caso un vizio che si impara in Italia. Buttarsi a terra in area per ottenere un rigore è una furbata, ma non è competizione. Per il semplice motivo che è sleale, non trasparente, e causa direttamente un danno. Di nuovo, un’odiosa e vergognosa inclinazione che le comunità civili hanno fatto in modo di estirpare con l’educazione.