Il cercatore di forza
Soslan, eroe narte [link ->], era il più forte della sua gente. Quando i giovani narti si riunivano nella Piazza dei Giochi del villaggio dimostrava la sua superiorità nella danza. Quando si radunavano per «provare le loro frecce», non sbagliava un colpo. Quando, al fiume, si cimentavano nello scagliare un torello preso per le corna sull’altra riva (si, facevano questo gioco. Giovani un po’ rozzi), solo lui la raggiungeva.
[Fonte immagine: atmo.info]
Stufo di non avere rivali, assetato di competizione di buon livello, Soslan si mise in cammino. Discendendo lungo il fiume incontrò un pescatore. La canna del pescatore era un albero, e all’amo aveva attaccato la carcassa di un montone. Soslan pensò finalmente di aver trovato qualcuno di davvero forte, e si preparava a misurarsi, ma il pescatore gli disse di continuare a scendere lungo il fiume; più giù pescava suo fratello, molto più forte. E Soslan riprese il cammino. Incontrò un altro pescatore, che usava come canna un albero ancora più grande e come esca una mucca; il giovane narte ripetè la tiritera dei saluti, sperando di aver trovato il più forte degli uomini. Ma fu nuovamente respinto: scendi più giù, disse il pescatore, e troverai mio fratello che è più forte di me.
E Soslan continuò a camminare, fino a imbattersi in un terzo pescatore che usava come canna un albero smisurato e come esca un bue intero. E questo, pensò Soslan, è forte come non ce ne sono altri! Ma il pescatore, modesto, gli disse di continuare fino a trovare la loro (dei tre fratelli) casa, e lì la sera avrebbe visto chi era davvero forte. Soslan continuò, raggiunse la casa, si mise sotto la protezione della padrona di casa, la madre dei fratelli. La donna prima lo confortò (”se non ti fossi messo sotto la mia protezione, ti avrei usato per pulirmi i denti”), poi lo aiutò: lo nascose sotto un setaccio, che Soslan non riusciva nemmeno a smuovere, perché c’era il rischio di finire nello stomaco dei tre fratelli rientranti alla sera. Il giorno dopo la donna lo fece fuggire. I tre fratelli lo inseguirono a lungo, poi si imbatterono in un gigante monco e orbo. Soslan chiese il suo aiuto contro i tre cannibali (ucci ucci…), e il gigante lo aiutò: lo nascose sotto la lingua, e lottò con i tre fratelli. In poco tempo li sottomise, li legò con un pelo della sua gamba e poi li cacciò.
Soslan e il gigante fecero amicizia, e il narte spiegò il suo peregrinare: disse di essere capace di lanciare i tori da una riva all’altra, di essere il più forte del suo popolo, e di cercare qualcuno forte almeno come lui. Il gigante rispose che al suo paese i bambini di un mese lanciano tori da una riva all’altra. Lui, il più giovane di sette fratelli, una volta uscì a caccia con il padre e tutti i fratelli, tutti più grandi e forti di lui. Quando il tempo volse al brutto cercarono rifugio in una grotta. Poi arrivò un pastore con il suo gregge, e un caprone mosse verso la grotta e la usò per grattarsi. La grotta tremava e sobbalzava, poi fu lanciata in altro da un colpo di bastone del pastore che voleva riportare all’ordine il caprone. Tutti gli occupanti caddero fuori, il pastore li vide e li uccise tutti, tranne lui. Si accontentò di strappargli un braccio. L’occhio lo perse per il colpo alla grotta. Ah, non era una grotta, ma il teschio di un cavallo.
Il saggio gigante chiosò:
Da allora non sono mai più partito alla ricerca di uno più forte e a tutti quelli che mi amano e che amo ho dato e do ancora il medesimo consiglio: di non partire anche loro alla ricerca di uno più forte. Va’, mio sole, e non dire più che non c’è al mondo uomo più forte di te. 1
C’è sempre qualcuno più forte. È una questione di gradi, di paragone.
Bibliografia: G. Dumézil, Il libro degli Eroi, Adelphi, Milano, 1996.
- G. Dumezil, Il libro degli eroi, pp. 61-66, “Soslan alla ricerca di uno più forte di lui” ↩
