Il cattivo vince
Un incontro di pugliato è come un film western. Ci devono essere i buoni e ci devono essere i cattivi. (…) Io sono il cattivo - OK, la gente la vuole pensare così, lasciamoglielo fare. Come nei film western, i cattivi dovrebbero perdere. Io cambio la regola. Io vinco.
Charles “Sonny” Liston, prima dell’incontro per il titolo contro Floyd Patterson, 1962.
Sonny Liston nasce non sa nemmeno lui dove né quando. Non lo sa nemmeno sua madre. A carriera già iniziata decide di essere nato l’ 8 maggio 1932, ma chi lo conobbe bambino ha dubbi, pensa fosse nato prima (almeno nel ‘29). Lavora con la famiglia in una piantagione di cotone. La sua famiglia affitta il terreno. La madre poi va a cercare lavoro in città, a Saint Louis, e lui la raggiunge. In città comincia a cacciarsi nei guai, con rapine prima picchiando i malcapitati e poi ricorrendo anche alle armi. Lo arrestano.
In galera impara a boxare. Dà una regola al moto dei suoi pugni, enormi (38 cm di circonferenza, contro i 30 medi). Uscito di galera è nel mirino di Frank “Mr. Grey” Carbo, il deus ex machina della boxe professionistica. Un mafioso. Carbo gli mette a fianco Frank “Blinky” Palermo, che apertamente od occultamente resterà il suo manager, da solo o nascondendosi dietro dei prestanome. Da dilettante incontra anche la sconfitta, poi quando diventa professionista si lancia alla caccia del titolo, che è nelle mani di Floyd Patterson. Liston non si limita a boxare, lui è un picchiatore. Davvero: negli anni da dilettante per mantenersi e per avere una copertura lavorava come edile, ma pare che fosse invece assoldato come picchiatore proprio da Carbo. Uno di quelli che vanno in giro a spaccare gambe se non paghi i debiti.
La scia di sconfitti che si lascia dietro è il suo biglietto da visita, assieme agli arresti. Patterson prima rifiuta la sfida: Sonny non è un pugile, non sarebbe un bello spot per il pugilato boxare contro di lui. Sonny è un criminale, un alcolizzato, che passa le notti con le prostitute. Una specie di Tyson 30 anni prima. Il suo modello è Joe Louis, uno dei più grandi pesi massimi della storia della boxe. Che a carriera conclusa è diventato un pupazzo che dà spettacolo di sé a Las Vegas, e tira cocaina. Ma alla fine Patterson accetta.
Sono anni in cui i primi movimenti antirazzisti cominciano a prendere forza. Liston è avvicinato dai Black Muslims, ma rifiuta di farsi loro portavoce, li ritiene dei pazzi pericolosi. Dopo che Liston sconfigge Patterson (in circa due minuti), la sua vita cambia. Molti soldi, anche se la maggior parte finisce nelle mani dei mafiosi che lo controllano. E con i soldi altri guai. Più alcol, ma sembra riuscire a tenersi lontano dalla droga. Per paura degli aghi.
Il prossimo avversario che si mette sulla sua strada è Cassius Clay. Un pagliaccio, uno con la bocca troppo larga, uno sbruffone. Lo sanno tutti che sotto i pugni di Liston finirà macellato. Invece il 25 febbraio 1964 Clay abbatte l’invincibile. Clay, che il giorno seguente annuncerà la conversione all’Islam e l’adesione ai Black Muslims, con il nome di Mohammed Alì.
Chi ne sapeva di boxe aveva subito fiutato l’odore del marcio. Alì vince per ko tecnico, perché all’inizio del 7° round Liston si rifiuta di continuare lamentando dolori a braccio e spalla sinistri. Si dirà: una borsite curata male, che ha causato stiramenti dei muscoli. Le iniezioni di cortisone non hanno funzionato. Iniezioni? Sonny aveva il terrore degli aghi! I pagamenti delle scommesse vengono bloccati. La mafia aveva creato un giro pazzesco per arrivare a scommettere contro il proprio uomo, nascondendo e smistando il denaro per non far crollare la sua quotazione. Ma non si riesce a provare niente. Alì è il nuovo campione dei massimi.
Un secondo incontro finisce addirittura peggio: Alì allunga un pugnetto e Liston crolla, recitando, dicono, la parte peggiore di tutta la sua carriera (è comparso anche in un paio di film e di spot pubblicitari, uno con Andy Warhol per una compagnia aerea). La notte del pugno fantasma, che nessuno vede. Liston ormai vive in pianta stabile a Las Vegas, e nonostante le ripetute indagini federali che cercano di far pulizia nello sport, i mafiosi che lo controllano sono ancora potenti. Persino dalla galera, dove si trova Carbo.
Liston peggiora. In pratica abbandona la famiglia (una moglie, una figlia che la moglie ha avuto da un precedente matrimonio, una figlia che lui ha avuto prima di sposarsi, e chissà chi altro) e sta o ai casinò o da Joe Louis. Tenta di violentare la moglie dell’ex poliziotto che ora gli fa da guardia del corpo. Ormai è allo sbando. Vince ancora degli incontri in un tour dimostrativo in Europa, i suoi pugni fanno ancora paura.
Il 5 gennaio 1971 sua moglie, tornando dalle visite ai parenti, lo trova morto. L’autopsia fa risalire la morte attorno al 28 o 29 dicembre 1970. Certo, aiutano la datazione anche i giornali trovati sull’uscio di casa (non ha raccolto quelli dal 29 dicembre in poi) e quello trovato in casa, vicino al cappello di Sonny, datato 28 dicembre. Quindi il 28 era vivo, e il 29 era già morto.
Sonny Liston, però, non aveva mai imparato a leggere.