Stupidità
Quando ho scritto l’articoletto sul doping [link interno ->], sostenevo che doparsi è stupido. In poche parole: chi si dopa commette un errore di giudizio, perché sovrastima la sfida. Uno stupido è proprio chi commette errori di giudizio.
Ma non solo: uno stupido è un problema sociale. Una comunità, un gruppo, quanti stupidi può sostenere? Più o meno, è lo stesso problema del free rider: se ce ne sono pochi il gruppo non se ne accorge. Ma basta individuarli e tutti vorranno smettere di contribuire alla società, pur continuando a goderne i frutti. L’esempio tipico è pagare le tasse: in un paese dove macellai e gioiellieri dichiarano di guadagnare meno di un operaio è prevedibile - persino auspicabile - che l’operaio prenda iniziative politiche oltre il voto. Ogni riferimeno a italie esistenti è puramente casuale, perché qui non succederà mai niente di simile, ovvio.
Nello sport, lo stupido provoca un aumento della stupidità del gruppo a cui appartiene: il dopato costringe tutti a doparsi, per mantenere il nuovo livello di competizione. Come già detto, lo stupido è un problema sociale.
Il punto è che generalmente il gruppo fornisce i mezzi per “uscire dallo stato di minorità mentale” (come diceva il prussiano): tradizioni, esperienze, pratiche, cultura. Se tra i valori della comunità c’è anche la rielaborazione critica e personale dei mezzi che la comunità stessa offre, siamo a cavallo. In teoria, noi saremmo fortunati: discendiamo dai greci e sappiamo che la rielaborazione era l’occupazione principale degli uomini liberi (per non dire che passavano le giornate chiaccherando, mentre passeggiavano verso l’acropoli o verso il Pireo). Le radici culturali d’Europa sono greche, non cristiane come vorrebbe qualcuno: lo stesso cristianesimo occidentale ha preso a prestito elementi greci, di conseguenza non può essere il punto di principio.
Quindi, mi trovo a chiedermi come mai ci siano così tanti stupidi in giro.