Sport e filosofia. Stai sereno. Prendila con filosofia.
Andrea Pecile, playmaker (in spagnolo base) triestino che s’è fatto una nuova vita in Andalusia (al Granada e da quest’anno al “mio” Siviglia), ha questo motto: «Stai sereno… sempre!». L’ha fatto diventare uno slogan che mette su tutto il suo merchandising [link ->].
È stato intervistato [link ->] da il Sassolino, un magazine versione cartacea (a diffusione locale) e informatica [link ->] di Sassuolo, con tema il rapporto tra fantasia e sport. La fantasia sarà l’argomento del Festival Filosofia [link ->] 2008 a Modena, Carpi e Sassuolo.
Interessanti alcuni punti: che l’intervistatore vada a chiedere a uno sportivo un parere “filosofico” (alla faccia dei pregiudizi - ma non va da un calciatore…); la sua (breve) spiegazione che dietro al suo motto c’è un pensiero maturato - star sereni è roba seria; il paragone tra la cultura sportiva spagnola e la non-cultura antisportiva italiana;1 e infine la qualifica di “più filosofo dei giocatori” a Michele Mian - che è laureato in filosofia2 e «Anni fa, a Gorizia, capitava che si fermasse a casa mia a mangiare i pomodorini che coltivava lui nel suo orto. E poi leggeva i libri di filosofia per gli esami.».
Capiamoci. Laureato. In filosofia. Leggeva! I libri per gli esami, non il Novella2000 alla ricerca di una velina libera!
Non tutti gli sportivi sono calciatori. Stiamo sereni.
Oggi 29 agosto una delle lettere con cui la Gazzetta dello Sport chiude il giornale presentava la posizione di un lettore contento della fine dei Giochi, che sono a suo dire incredibilmente noiosi e finalmente torna il calcio… a questo siamo ridotti. Io sono schifato. ↩
Adesso capisco l’istintiva simpatia che ho sempre provato per questo giocatore. ↩
Nigel Warburton riassume [link ->] le due posizioni, pro e contro, il miglioramento genetico nello sport e nella vita in generale. Pro si schiera Julian Savulescu, contro Michael Sandel.
Oggi, 24 agosto, chiudono i Giochi del 2008. Ultimi spunti antropologici, il meglio e il peggio:
IL MEGLIO:
Nino Benvenuti. Spigliato, simpatico, competente (campione olimpico e mondiale…), si lascia coinvolgere. Ho ancora in mente quando, prima dei Giochi, andava a intervistare gli atleti italiani. Le judoke (spero si dica così) lo hanno ribaltato - non se l’aspettava.
Josefa Idem, 7 partecipazioni (e 5 volte sul podio). Che vuol dire una vita ai massimi livelli. A memoria, non ci sono carriere migliori.1
Le medaglie italiane. Che non arrivano dal calcio (ma questa è una storia vecchia come le Olimpiadi - quelle originali). Soprattutto quelle del pugliato -questo sì che «non è sport da signorine». Cammarelle nei supermassimi è lucido, sicuro e deciso. Dice che lui è un pugile tecnico, non cerca il colpo decisivo: ma due sberle belle pesanti gli hanno spianato la strada (e gli avversari Price e Zhang Zhilei) verso l’oro.
IL PEGGIO:
I commentatori del basket, Lauro e Bonamico. Sull’incompetenza di Lauro circolano leggende tra i cestofili. Sulla sottomissione dei due al verbo di Team USA cominceranno ora: è assolutamente impossibile che i giocatori americani abbiano sempre ragione, ma per il dinamico duo è così. Anche quando infrangono regole basilari del gioco del basket, come i “passi”.2 Patetici. Non che gli arbitri fossero più entusiasmanti: zerbini.
C’è stato tempo per vedere l’atleta più idiota della storia del mondo. Il cubano Angel Matos. Si infortuna durante il suo incontro di taekwondo, e l’arbitro dà la vittoria all’avversario. Matos non ci sta e sferra un calcione all’arbitro. Squalificato a vita, lui e il suo allenatore.
Ci sono i Giochi. E le tv italiane continuano a parlare di calcio - questa è la “cultura sportiva” dell’italiano medio…
Vedi anche:
- Antropologia dal punto di vista dei Giochi di Pechino 2008 [link ->]
- Antropologia dal punto di vista dei Giochi di Pechino 2008 - II [link ->]
- Antropologia dal punto di vista dei Giochi di Pechino 2008 - III [link ->]
Le prime due Olimpiadi, Los Angeles 1984 e Seul 1988, le ha disputate per la Germania. *link ->* ↩
L’infrazione di “passi” è commessa quando il portatore di palla avanza senza palleggiare. ↩
Un po’ mi sono stupito ieri, vedendo prima le prove di ginnastica penso ritmica e poi guardando intenzionalmente la boxe (soprattutto Cammarelle vs. Price). Ho pensato che la ginnastica artistica/ritmica non è sport, e che le ragazze che lo praticano sono schiave di un ideale di femminilità sbagliato e dannoso. La ginnastica artistica/ritmica non è sport perché non basta il coinvolgimento del corpo per definire uno sport: ci va il confronto diretto con un competitore, in un ambito di regole, dove il risultato “parli da solo”, non venga definito da un voto all’estetica: la ginnastica artistica/ritmica semmai è espressione artistica. E allora piuttosto che nei Giochi olimpici il suo posto sarebbe in una manifestazione parallela di Giochi “musicali”, dedicati alle Muse. Come facevano i greci: i Giochi olimpici consacrati a Eracle, quindi sotto il segno della forza e del confronto, i Giochi musicali consacrati alle Muse e quindi sotto il segno dell’arte.
Mi intristisce l’idea di femminilità che sorregge queste discipline artistiche: ragazze che non si sviluppano, costrette a sorridere sempre, che fanno giochini con cerchi e nastri… a 20 anni suonati. Spero vivamente che le donne si accorgano di quanto mortificante sia questa schiavitù di un’immagine di donna-bambina, fragile e sostanzialmente inutile.
Poi guardando l’incontro di Cammarelle ho pensato che la boxe ai Giochi ha regole ben strane. Bisogna vincere ai punti, non c’è k.o. perché si combatte in giorni ravvicinati,1 e quindi l’importante diventa colpire l’avversario in modo molto evidente per guadagnare punti. Non è necessario che il colpo sia forte, e anzi sembra che il metodo di conteggio dei punti2 porti a un tipo di boxe “toccata e fuga”: metti il guantone sulla faccia dell’altro e poi ritirati in difesa, in fretta quindi senza la potenza di un colpo “vero”. Però Cammarelle ha messo k.o. il pugile inglese Price.
Alla sera sono andato al lavoro e ho aperto la Gazzetta dello Sport.3 E qui mi sono stupito: ho trovato un articolo di Mabel Bocchi4 intitolato “Piccole eroine da esaltare o da curare?”. La Bocchi segnala che le partecipanti ai Giochi nella ginnastica artistica «sfiorano il nanismo» e che si parla ormai di una «sindrome triade»:
Uno studio condotto dall’Università del Minnesota su oltre 5000 adolescenti ha dimostrato che le ragazze che praticano sport legati al peso corporeo hanno la propensione a sviluppare comportamenti alimentari sbagliati. Gli sport più pericolosi? La ginnastica artistica e la danza. Uno studio precedente, eseguito dall’ American College of Sport Medicine, evidenziava che il 62% delle atlete di alto livello di ginnastica, pattinaggio artistico, danza, nuoto sincronizzato e maratona, soffriva di anoressia. Le conseguenze? L’insorgere di una particolare sindrome: la “Triade delle atlete”. Triade in quanto presenta tre differenti disturbi: alimentari con anoressia e bulimia, amenorrea (cioè assenza di mestruazioni), osteoporosi.5
He e Jang, vincitrici dell’oro in questi Giochi, sono alte 1.42 e 1.40. Il peso medio delle ginnaste nel 1972 era di 42 kg, nel 1992 di 39, nel 2008 di 36. Tutta colpa delle “diete” cui si sottopongono le ginnaste. E dietro c’è anche, per come al vedo io, un’ideale di femminilità definito: donnina piccola e fragile, capace di gesti eleganti e graziosi - ma mai niente di troppo mascolino come lo sport. Le donne che fanno sport sono viste piuttosto male: con quei muscoli così antiestetici! E quel comportamento da maschiacci. La donna vera, quella fine, non fa certe cose. Invece, rischia la vita per un ideale estetico idiota.
Come dimostrano Dworkin e Heywood [link interno ->] le cose stanno cambiando. Forse sono addirittura sbilanciate, se è vero che a questi Giochi si è parlato molto più dell’avvenenza di certe atlete che dei loro risultati (per i quali hanno lavorato da quando hanno coscienza di essere atlete). Come ideale di femminilità, comunque, è auspicabile che il “modello atleta” sostituisca il “modello ginnasta”.
Riguardo alla boxe, un articolo di Fausto Narducci ripercorre le mie impressioni, arrivando alla conclusione che siamo di fronte all’ «annullamento dell’essenza del pugilato: demolire o mandare al tappeto il rivale.»6
Insomma, per un giorno ho pensato come la Gazzetta. Non so se spaventarmi.
Dopo un k.o. vero ci va qualche tempo per recuperare ↩
3 giudici su 5 devono vedere e segnalare il colpo ↩
Lavoro in un’agenzia di scommesse, è aggiornamento professionale ↩
Mabel Bocchi è probabilmente la miglior giocatrice di basket italiana di sempre. *link ->* ↩
Mabel Bocchi, “Piccole eroine da esaltare o da curare?”, Gazzetta dello Sport, 22/08/2008, p. 39 ↩
Fausto Narducci, “Boxe? No, scherma con guantoni”, Gazzetta dello sport, 22/08/2008, p. 28 ↩