Il punto sul fair play è solo uno, credo: che nessuno abbia vantaggi sui competitori in partenza - escluse le doti naturali.
Questo “principio” si può correggere oggi, perché si profila il doping genetico: un potenziamento dei geni è pur sempre naturale1, quindi potrebbe evidenziarsi il problema di persone con il dna potenziato contro persone con il dna “normale”. Se dall’eguale punto di partenza escludo le doti fisiche naturali, allora il doping genetico non è escluso: chi potrà permetterselo, vincerà tutte le gare. La soluzione? Accesso per tutti alle tecnologie di potenziamento genetico. Sarà il trionfo dell’eguale punto di partenza. Una mostruosità?
Non è detto: nello sport contano (a volte molto) le doti fisiche - compresa una buona capacità di ragionamento, per esempio strategica negli sport di squadra, o di concentrazione. Ma lo sport non si riduce alle caratteristiche fisiche: lo sport è tecnica, la quale può essere appresa più facilmente se abbiamo capacità fisiche migliori, ma deve comunque essere appresa e ci si lavora. Miglioramento delle capacità fisiche non implica tecnica, ma può permettere migliore tecnica. La stessa capacità strategica degli sport di squadra va allenata. Oltre a ciò, la volontà non è patrimonio genetico, ma culturale.
Insomma, sotto questo profilo un miglioramento genetico non sarebbe “sleale”, a condizione che sia accessibile a tutti. Questo significa che “dobbiamo liberalizzarlo”? Non lo so. So che «non si può fermare il progresso», quindi conviene ragionare su come renderlo disponibile per tutti, vale a dire “non ingiusto”.
- Naturale nel senso che è semplice amplificazione di capacità già scritte nel nostro codice genetico, e se questo è naturale, è naturale anche la sua amplificazione ↩

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