Margherita Granbassi non può partecipare ad Anno Zero. Valentina Vezzali non può partecipare a Saturday Night Live (la versione italiana, non quella vera).

Però Clemente Russo e Matteo Tagliariol possono partecipare alla Talpa, tra vallette, cicisbei e pornoattori.

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One-Round Gombatz

Sep 7, 2008

28′ circa, in inglese (è un remake dell’originale), ma vale la pena ascoltarlo tutto - soprattutto l’accento italiano di Emmanuel Ravelli (nell’originale era interpretato da Chico):

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Flywheel, Shyster and Flywheel [link ->] e le nuove registrazioni della BBC [link ->]

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Stai sereno

Aug 30, 2008

Sport e filosofia. Stai sereno. Prendila con filosofia.

Andrea Pecile, playmaker (in spagnolo base) triestino che s’è fatto una nuova vita in Andalusia (al Granada e da quest’anno al “mio” Siviglia), ha questo motto: «Stai sereno… sempre!». L’ha fatto diventare uno slogan che mette su tutto il suo merchandising [link ->].

È stato intervistato [link ->] da il Sassolino, un magazine versione cartacea (a diffusione locale) e informatica [link ->] di Sassuolo, con tema il rapporto tra fantasia e sport. La fantasia sarà l’argomento del Festival Filosofia [link ->] 2008 a Modena, Carpi e Sassuolo.

Interessanti alcuni punti: che l’intervistatore vada a chiedere a uno sportivo un parere “filosofico” (alla faccia dei pregiudizi - ma non va da un calciatore…); la sua (breve) spiegazione che dietro al suo motto c’è un pensiero maturato - star sereni è roba seria; il paragone tra la cultura sportiva spagnola e la non-cultura antisportiva italiana;1 e infine la qualifica di “più filosofo dei giocatori” a Michele Mian - che è laureato in filosofia2 e «Anni fa, a Gorizia, capitava che si fermasse a casa mia a mangiare i pomodorini che coltivava lui nel suo orto. E poi leggeva i libri di filosofia per gli esami.».

Capiamoci. Laureato. In filosofia. Leggeva! I libri per gli esami, non il Novella2000 alla ricerca di una velina libera!

Non tutti gli sportivi sono calciatori. Stiamo sereni.

  1. Oggi 29 agosto una delle lettere con cui la Gazzetta dello Sport chiude il giornale presentava la posizione di un lettore contento della fine dei Giochi, che sono a suo dire incredibilmente noiosi e finalmente torna il calcio… a questo siamo ridotti. Io sono schifato.
  2. Adesso capisco l’istintiva simpatia che ho sempre provato per questo giocatore.

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The harder they fall

Jun 28, 2008


(Fonte immagine: Cyber Boxing Zone [link ->])

Oscar Nielson (…). Il suo è un caso di sfida al buon senso: il suo modo di boxare, di rara semplicità, consisteva nell’incassare tutti i colpi senza batter ciglio, per poi, quando l’avversario aveva scaricato tutte le energie, colpirlo a sua volta. Più che un pugile era un’incudine inalterabile, se si eccettua il fatto che era diventato completamente sordo e aveva le orecchie tutte lacere per i colpi subiti. A parte questo, godeva di buona salute, e quando capiva ciò che gli veniva detto rispondeva in modo intelligente. Naturalmente occorreva dargli una pacca sulla spalla per fargli intendere che il round era finito o iniziava. 1

Un tipo così, che si fa pestare come un tamburo e non si capisce come riesce a stare in piedi, figurarsi poi vincere:

“The Homer they fall”, The Simpsons, ep. #4F03 (stagione 8, 1996-97)

  1. Alexis Philonenko, Storia della boxe, il nuovo melangolo, Genova, 1997. p. 155.

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Il cattivo vince

May 15, 2008

Un incontro di pugliato è come un film western. Ci devono essere i buoni e ci devono essere i cattivi. (…) Io sono il cattivo - OK, la gente la vuole pensare così, lasciamoglielo fare. Come nei film western, i cattivi dovrebbero perdere. Io cambio la regola. Io vinco.

Charles “Sonny” Liston, prima dell’incontro per il titolo contro Floyd Patterson, 1962.

Sonny Liston nasce non sa nemmeno lui dove né quando. Non lo sa nemmeno sua madre. A carriera già iniziata decide di essere nato l’ 8 maggio 1932, ma chi lo conobbe bambino ha dubbi, pensa fosse nato prima (almeno nel ‘29). Lavora con la famiglia in una piantagione di cotone. La sua famiglia affitta il terreno. La madre poi va a cercare lavoro in città, a Saint Louis, e lui la raggiunge. In città comincia a cacciarsi nei guai, con rapine prima picchiando i malcapitati e poi ricorrendo anche alle armi. Lo arrestano.

In galera impara a boxare. Dà una regola al moto dei suoi pugni, enormi (38 cm di circonferenza, contro i 30 medi). Uscito di galera è nel mirino di Frank “Mr. Grey” Carbo, il deus ex machina della boxe professionistica. Un mafioso. Carbo gli mette a fianco Frank “Blinky” Palermo, che apertamente od occultamente resterà il suo manager, da solo o nascondendosi dietro dei prestanome. Da dilettante incontra anche la sconfitta, poi quando diventa professionista si lancia alla caccia del titolo, che è nelle mani di Floyd Patterson. Liston non si limita a boxare, lui è un picchiatore. Davvero: negli anni da dilettante per mantenersi e per avere una copertura lavorava come edile, ma pare che fosse invece assoldato come picchiatore proprio da Carbo. Uno di quelli che vanno in giro a spaccare gambe se non paghi i debiti.

La scia di sconfitti che si lascia dietro è il suo biglietto da visita, assieme agli arresti. Patterson prima rifiuta la sfida: Sonny non è un pugile, non sarebbe un bello spot per il pugilato boxare contro di lui. Sonny è un criminale, un alcolizzato, che passa le notti con le prostitute. Una specie di Tyson 30 anni prima. Il suo modello è Joe Louis, uno dei più grandi pesi massimi della storia della boxe. Che a carriera conclusa è diventato un pupazzo che dà spettacolo di sé a Las Vegas, e tira cocaina. Ma alla fine Patterson accetta.

Sono anni in cui i primi movimenti antirazzisti cominciano a prendere forza. Liston è avvicinato dai Black Muslims, ma rifiuta di farsi loro portavoce, li ritiene dei pazzi pericolosi. Dopo che Liston sconfigge Patterson (in circa due minuti), la sua vita cambia. Molti soldi, anche se la maggior parte finisce nelle mani dei mafiosi che lo controllano. E con i soldi altri guai. Più alcol, ma sembra riuscire a tenersi lontano dalla droga. Per paura degli aghi.

Il prossimo avversario che si mette sulla sua strada è Cassius Clay. Un pagliaccio, uno con la bocca troppo larga, uno sbruffone. Lo sanno tutti che sotto i pugni di Liston finirà macellato. Invece il 25 febbraio 1964 Clay abbatte l’invincibile. Clay, che il giorno seguente annuncerà la conversione all’Islam e l’adesione ai Black Muslims, con il nome di Mohammed Alì.

Chi ne sapeva di boxe aveva subito fiutato l’odore del marcio. Alì vince per ko tecnico, perché all’inizio del 7° round Liston si rifiuta di continuare lamentando dolori a braccio e spalla sinistri. Si dirà: una borsite curata male, che ha causato stiramenti dei muscoli. Le iniezioni di cortisone non hanno funzionato. Iniezioni? Sonny aveva il terrore degli aghi! I pagamenti delle scommesse vengono bloccati. La mafia aveva creato un giro pazzesco per arrivare a scommettere contro il proprio uomo, nascondendo e smistando il denaro per non far crollare la sua quotazione. Ma non si riesce a provare niente. Alì è il nuovo campione dei massimi.

Un secondo incontro finisce addirittura peggio: Alì allunga un pugnetto e Liston crolla, recitando, dicono, la parte peggiore di tutta la sua carriera (è comparso anche in un paio di film e di spot pubblicitari, uno con Andy Warhol per una compagnia aerea). La notte del pugno fantasma, che nessuno vede. Liston ormai vive in pianta stabile a Las Vegas, e nonostante le ripetute indagini federali che cercano di far pulizia nello sport, i mafiosi che lo controllano sono ancora potenti. Persino dalla galera, dove si trova Carbo.

Liston peggiora. In pratica abbandona la famiglia (una moglie, una figlia che la moglie ha avuto da un precedente matrimonio, una figlia che lui ha avuto prima di sposarsi, e chissà chi altro) e sta o ai casinò o da Joe Louis. Tenta di violentare la moglie dell’ex poliziotto che ora gli fa da guardia del corpo. Ormai è allo sbando. Vince ancora degli incontri in un tour dimostrativo in Europa, i suoi pugni fanno ancora paura.

Il 5 gennaio 1971 sua moglie, tornando dalle visite ai parenti, lo trova morto. L’autopsia fa risalire la morte attorno al 28 o 29 dicembre 1970. Certo, aiutano la datazione anche i giornali trovati sull’uscio di casa (non ha raccolto quelli dal 29 dicembre in poi) e quello trovato in casa, vicino al cappello di Sonny, datato 28 dicembre. Quindi il 28 era vivo, e il 29 era già morto.

Sonny Liston, però, non aveva mai imparato a leggere.

Bibliografia: Immagine di Il diavolo e Sonny Liston

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by alex | Categories: personaggi, storia | Tagged: , , | No Comments