Il cercatore di forza

May 4, 2008

Soslan, eroe narte [link ->], era il più forte della sua gente. Quando i giovani narti si riunivano nella Piazza dei Giochi del villaggio dimostrava la sua superiorità nella danza. Quando si radunavano per «provare le loro frecce», non sbagliava un colpo. Quando, al fiume, si cimentavano nello scagliare un torello preso per le corna sull’altra riva (si, facevano questo gioco. Giovani un po’ rozzi), solo lui la raggiungeva.

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[Fonte immagine: atmo.info]

Stufo di non avere rivali, assetato di competizione di buon livello, Soslan si mise in cammino. Discendendo lungo il fiume incontrò un pescatore. La canna del pescatore era un albero, e all’amo aveva attaccato la carcassa di un montone. Soslan pensò finalmente di aver trovato qualcuno di davvero forte, e si preparava a misurarsi, ma il pescatore gli disse di continuare a scendere lungo il fiume; più giù pescava suo fratello, molto più forte. E Soslan riprese il cammino. Incontrò un altro pescatore, che usava come canna un albero ancora più grande e come esca una mucca; il giovane narte ripetè la tiritera dei saluti, sperando di aver trovato il più forte degli uomini. Ma fu nuovamente respinto: scendi più giù, disse il pescatore, e troverai mio fratello che è più forte di me.

E Soslan continuò a camminare, fino a imbattersi in un terzo pescatore che usava come canna un albero smisurato e come esca un bue intero. E questo, pensò Soslan, è forte come non ce ne sono altri! Ma il pescatore, modesto, gli disse di continuare fino a trovare la loro (dei tre fratelli) casa, e lì la sera avrebbe visto chi era davvero forte. Soslan continuò, raggiunse la casa, si mise sotto la protezione della padrona di casa, la madre dei fratelli. La donna prima lo confortò (”se non ti fossi messo sotto la mia protezione, ti avrei usato per pulirmi i denti”), poi lo aiutò: lo nascose sotto un setaccio, che Soslan non riusciva nemmeno a smuovere, perché c’era il rischio di finire nello stomaco dei tre fratelli rientranti alla sera. Il giorno dopo la donna lo fece fuggire. I tre fratelli lo inseguirono a lungo, poi si imbatterono in un gigante monco e orbo. Soslan chiese il suo aiuto contro i tre cannibali (ucci ucci…), e il gigante lo aiutò: lo nascose sotto la lingua, e lottò con i tre fratelli. In poco tempo li sottomise, li legò con un pelo della sua gamba e poi li cacciò.

Soslan e il gigante fecero amicizia, e il narte spiegò il suo peregrinare: disse di essere capace di lanciare i tori da una riva all’altra, di essere il più forte del suo popolo, e di cercare qualcuno forte almeno come lui. Il gigante rispose che al suo paese i bambini di un mese lanciano tori da una riva all’altra. Lui, il più giovane di sette fratelli, una volta uscì a caccia con il padre e tutti i fratelli, tutti più grandi e forti di lui. Quando il tempo volse al brutto cercarono rifugio in una grotta. Poi arrivò un pastore con il suo gregge, e un caprone mosse verso la grotta e la usò per grattarsi. La grotta tremava e sobbalzava, poi fu lanciata in altro da un colpo di bastone del pastore che voleva riportare all’ordine il caprone. Tutti gli occupanti caddero fuori, il pastore li vide e li uccise tutti, tranne lui. Si accontentò di strappargli un braccio. L’occhio lo perse per il colpo alla grotta. Ah, non era una grotta, ma il teschio di un cavallo.

Il saggio gigante chiosò:

Da allora non sono mai più partito alla ricerca di uno più forte e a tutti quelli che mi amano e che amo ho dato e do ancora il medesimo consiglio: di non partire anche loro alla ricerca di uno più forte. Va’, mio sole, e non dire più che non c’è al mondo uomo più forte di te. 1

C’è sempre qualcuno più forte. È una questione di gradi, di paragone.

Bibliografia: G. Dumézil, Il libro degli Eroi, Adelphi, Milano, 1996.

  1. G. Dumezil, Il libro degli eroi, pp. 61-66, “Soslan alla ricerca di uno più forte di lui”

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Un paradiso abitato da diavoli era la descrizione che si dava del Mezzogiorno italiano in età moderna. Brigantaggio e sciatteria erano i motivi dell’accusa. Ne parlò anche Benedetto Croce - per provare a confutare la posizione e a spronare i suoi concittadini. Il detto si può estendere all’Italia intera, paradiso dei free riders. La cifra dell’italiano medio è fregare il prossimo, trovare la scappatoia, ingegnarsi per non sostenere i costi della comunità. Per alcuni questi sono i pregi del carattere italiano, il sapersela cavare, la furbizia. Per me non lo sono, si tratta di odiose e vergognose inclinazioni da parassiti che tutti gli stati civili hanno fatto in modo di estirpare, con l’educazione.

Pistolotto retorico esterofilo a parte, la definizione potrebbe ben applicarsi anche allo sport. Lo sport è un luogo di piacere, ma gli atteggiamenti da free rider rovinano tutto. Secondo l’etica propria dello sport, il rispetto degli avversari è imprescindibile: nel momento in cui prendo in giro chi compete con me, mi metto fuori dall’etica sportiva. Ho in mente i tuffi dei calciatori, guarda caso un vizio che si impara in Italia. Buttarsi a terra in area per ottenere un rigore è una furbata, ma non è competizione. Per il semplice motivo che è sleale, non trasparente, e causa direttamente un danno. Di nuovo, un’odiosa e vergognosa inclinazione che le comunità civili hanno fatto in modo di estirpare con l’educazione.

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Osservare gli sport nell’ambito della società permette di notare che spesso raccontano la società in cui sono praticati. Sono uno strumento sociologico.

Il cuore dentro alle scarpe
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Per esempio, in Europa il calcio è lo sport più praticato. Del calcio si può notare subito la scarsezza delle segnature: i punteggi sono bassi, si fanno pochi goals. Strano, visto che il goal è il fine dello sport calcio. Ma pensiamo ai suoi natali: l’Europa, in specifico l’Italia, medievale. Il “calcio fiorentino” in cui squadre foltissime si affrontavano in una guerra simulata - ma neanche troppo finta, visto che ci si faceva seriamente male. Una società che viveva la guerra e particolarmente l’assedio. Il calcio è assedio, una cosa macchinosa, lenta e con pochi risultati tranne il farsi tutti del male. D’altro canto, il primo comandamento del calcio è “non prenderle”.

Contrariamente, gli sport americani hanno uno spirito diverso, sono sostenuti dall’impeto di conquista e di confronto diretto, personale.

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Il baseball rappresenta, si dice, l’epopea della conquista del West, a tappe (prima base, seconda e terza) fino all’altro Oceano (casa base), con fatica.

USA 125
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Il football è militaresco, rude, inquadrato; le squadre hanno staff giganteschi, le tattiche sono studiate lungamente e tenute segretissime - un altro parallelo della guerra.

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Il basket è ancora diverso: nato per tenere in forma divertendosi i giovani universitari durante l’inverno, si svolge in spazi piccoli (rispetto agli altri sports) e con pochi giocatori: prevale l’iniziativa, la creatività, l’attacco. Molti punti. Rappresenterebbe la società più attiva, quei tycoons americani che si creano imperi dal nulla contando su pochi fidati alleati. Ma dati gli spazi ristretti favorisce il lavoro della difesa, per cui si rende necessario che il “campione” sappia passare la palla: contano l’individuo e la squadra, che è un’idea democratica.

In genere, si può dire che gli sport raccontano la società, e che in società accettiamo degli sport valutandoli in base ai canoni etici della società stessa. Oggi non accetteremmo giochi gladiatori, ma neanche quel gioco afgano simile al polo ma con un cadavere di capra al posto della palla.

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by alex | Categories: filosofia, senza categoria | Tagged: | No Comments

Pietro Mennea rifiuta l’idea del boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Sostiene che gli unici a pagare sarebbero gli atleti, che si preparano per quattro anni all’evento e con questo tipo di protesta perderebbero la visibilità. Diversi atleti la pensano come l’ex-olimpionico.

Jean-François Juilliard, di Reporters sans frontières, ha manifestato con una bandiera olimpica particolare, dove al posto dei cinque cerchi ci sono delle manette, all’accensione della fiaccola a Olimpia [link ->]. Lui, come molti altri, chiede che il Comitato Olimpico revochi la decisione dell’assegnazione alla Cina dei Giochi. La Cina li userebbe come un qualsiasi mezzo di propaganda, mostrando solo quello che va bene al governo e nascondendo le violazioni ai diritti umani che avvengono quotidianamente.

C’è un precedente: le Olimpiadi che avrebbero dovuto avere luogo a Roma si svolsero a Londra nel 1908, a causa di grosse carenze organizzative italiane (in cent’anni, qui, è cambiato tutto…). Lo spostamento non avvenne a ridosso dei Giochi, come invece si richiederebbe adesso. C’è un altro elemento di diversità: i Giochi di oggi sono una colossale macchina che produce denaro, a cui nessuno vuole rinunciare. I puristi almeno in questo hanno ragione: gli originari ideali sono traditi.

Gli atleti pagano in termini di visibilità se non partecipano? E cosa dire allora dell’immagine che si fanno se invece partecipano? Lo stesso CIO all’assegnazione aveva chiesto al governo cinese di fare grossi passi avanti in tema di rispetto dei diritti umani, condizione per poter ospitare le Olimpiadi. Parole al vento.

Sarebbe ora di smettere di ritenere lo sport come un mondo separato: lo stesso Rogge, a capo del CIO, ripete che la sua organizzazione si occupa solo di sport e non di politica. Ma lo sport non è un mondo piccolo diviso dal mondo grande: i vantaggi di cui gli sportivi godono, li riscuotono nel mondo grande (ricordo un’intervista a Vucjnic, attaccante della Roma, in cui diceva che “la vera casta sono i campioni sportivi: hanno tanti vantaggi, saltano le code etc”). Fama e ricchezza non sono beni interni, esclusivi della pratica sportiva. Non sono nemmeno il fine della pratica sportiva. Quindi, per coerenza, accettando di immischiarsi con questi beni esterni, il mondo “esterno” dovrebbe interessare anche per le questioni politiche o morali.

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by alex | Categories: casi, senza categoria | Tagged: , , | No Comments

L’invidia è una brutta cosa. Ieri le colleghe al lavoro hanno stabilito che “tutti gli uomini invidiano Scamarcio” (cit.), che era sulla copertina, chissà a quale titolo, di Sport Week. Io, in quanto rappresentante del genere maschile, ho opposto che no, mica vero. C’è una folla di uomini sani di mente che lo scamorzo manco lo considerano. E poi l’invidia è una brutta cosa e, almeno per quanto mi riguarda personalmente, non fa parte del mio carattere. Comunque, se proprio dovessi invidiare qualcuno per le sue fattezze, cercherei figure migliori. Non so, un Alain Bernard, che era sulla Gazzetta e su tutti i giornali ieri e oggi per i suoi exploit agli Europei di nuoto di Eindhoven: ha abbassato il record sui 100 metri stile libero a 47″60 l’altroieri, e si è ritoccato il record in finale portandolo a 47″50. Tempi impressionanti, ma quello che ha colpito è proprio la potenza fisica del nuotatore francese. Sembra che nell’ultimo anno abbia messo su 10 chili di muscoli. Non è per niente facile e infatti l’italiano Magnini, negli ultimi due anni il migliore della specialità, ha masticato amaro e pronunciato mezze accuse che sottintendono un uso non lecito della farmacologia. Se proprio devo invidiare l’aspetto di qualcuno, comunque, meglio Bernard che Scamorzo. Credo che tutti i maschi sani di mente la pensino allo stesso modo.

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by alex | Categories: senza categoria | Tagged: , | 4 Comments