L’ideale olimpico

Sep 1, 2008

Sul sito della ACB [link ->], la lega di pallacanestro spagnola, si trova un link a un testo [link ->] preparato dall’Accademia Olimpica di quel Paese che piace a un numero sempre maggiore di italiani. La grafica è d’impatto, si può sfogliare il libro online. Ma la comodità è scaricarselo gratuitamente in pdf, basta cliccare dove c’è scritto «Descargar libro (PDF)».

Lo spagnolo non è difficile da seguire, anche se non si conosce perfettamente la lingua di Cervantes. Voglio sottolineare un punto dove si dice senza peli sulla lingua una cosa che può dar fastidio se mal interpretata:

CITIUS- ALTIUS - FORTIUS

Significa más rapido, más alto, más fuerte y simboliza la meta del olimpismo tratando de conseguir una raza humana superior a través de la práctica deportiva1

Ovvero in traduzione

CITIUS- ALTIUS - FORTIUS

Significa più veloce, più in alto, più forte e rappresenta il fine dell’olimpismo che cerca di ottenere una razza umana superiore per mezzo della pratica sportiva

Problemi con l’eugenetica?

  1. Conrado Durántez, Olimpismo y deporte. Valores y símbolos, p. 12 del pdf / p. 11 della versione online *link ->*

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I nomi dello sport

Jul 27, 2008

Si può fare una distinzione tra sport e gioco in quanto il gioco non ha regole fisse, è generalmente più spontaneo, mentre lo sport ha regole e classifiche. Però non sempre è stato così.

I Romani chiamavano ludi gli eventi che oggi riterremmo sport: per esempio le corse con le bighe. E il termine sport deriva da desport, antico francese che significa passatempo, divertimento - gioco. C’è quindi stato un incrocio dei termini con uno scambio di significato.

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by alex | Categories: concetti, storia | Tagged: , , | 6 Comments

The harder they fall

Jun 28, 2008


(Fonte immagine: Cyber Boxing Zone [link ->])

Oscar Nielson (…). Il suo è un caso di sfida al buon senso: il suo modo di boxare, di rara semplicità, consisteva nell’incassare tutti i colpi senza batter ciglio, per poi, quando l’avversario aveva scaricato tutte le energie, colpirlo a sua volta. Più che un pugile era un’incudine inalterabile, se si eccettua il fatto che era diventato completamente sordo e aveva le orecchie tutte lacere per i colpi subiti. A parte questo, godeva di buona salute, e quando capiva ciò che gli veniva detto rispondeva in modo intelligente. Naturalmente occorreva dargli una pacca sulla spalla per fargli intendere che il round era finito o iniziava. 1

Un tipo così, che si fa pestare come un tamburo e non si capisce come riesce a stare in piedi, figurarsi poi vincere:

“The Homer they fall”, The Simpsons, ep. #4F03 (stagione 8, 1996-97)

  1. Alexis Philonenko, Storia della boxe, il nuovo melangolo, Genova, 1997. p. 155.

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Il cattivo vince

May 15, 2008

Un incontro di pugliato è come un film western. Ci devono essere i buoni e ci devono essere i cattivi. (…) Io sono il cattivo - OK, la gente la vuole pensare così, lasciamoglielo fare. Come nei film western, i cattivi dovrebbero perdere. Io cambio la regola. Io vinco.

Charles “Sonny” Liston, prima dell’incontro per il titolo contro Floyd Patterson, 1962.

Sonny Liston nasce non sa nemmeno lui dove né quando. Non lo sa nemmeno sua madre. A carriera già iniziata decide di essere nato l’ 8 maggio 1932, ma chi lo conobbe bambino ha dubbi, pensa fosse nato prima (almeno nel ‘29). Lavora con la famiglia in una piantagione di cotone. La sua famiglia affitta il terreno. La madre poi va a cercare lavoro in città, a Saint Louis, e lui la raggiunge. In città comincia a cacciarsi nei guai, con rapine prima picchiando i malcapitati e poi ricorrendo anche alle armi. Lo arrestano.

In galera impara a boxare. Dà una regola al moto dei suoi pugni, enormi (38 cm di circonferenza, contro i 30 medi). Uscito di galera è nel mirino di Frank “Mr. Grey” Carbo, il deus ex machina della boxe professionistica. Un mafioso. Carbo gli mette a fianco Frank “Blinky” Palermo, che apertamente od occultamente resterà il suo manager, da solo o nascondendosi dietro dei prestanome. Da dilettante incontra anche la sconfitta, poi quando diventa professionista si lancia alla caccia del titolo, che è nelle mani di Floyd Patterson. Liston non si limita a boxare, lui è un picchiatore. Davvero: negli anni da dilettante per mantenersi e per avere una copertura lavorava come edile, ma pare che fosse invece assoldato come picchiatore proprio da Carbo. Uno di quelli che vanno in giro a spaccare gambe se non paghi i debiti.

La scia di sconfitti che si lascia dietro è il suo biglietto da visita, assieme agli arresti. Patterson prima rifiuta la sfida: Sonny non è un pugile, non sarebbe un bello spot per il pugilato boxare contro di lui. Sonny è un criminale, un alcolizzato, che passa le notti con le prostitute. Una specie di Tyson 30 anni prima. Il suo modello è Joe Louis, uno dei più grandi pesi massimi della storia della boxe. Che a carriera conclusa è diventato un pupazzo che dà spettacolo di sé a Las Vegas, e tira cocaina. Ma alla fine Patterson accetta.

Sono anni in cui i primi movimenti antirazzisti cominciano a prendere forza. Liston è avvicinato dai Black Muslims, ma rifiuta di farsi loro portavoce, li ritiene dei pazzi pericolosi. Dopo che Liston sconfigge Patterson (in circa due minuti), la sua vita cambia. Molti soldi, anche se la maggior parte finisce nelle mani dei mafiosi che lo controllano. E con i soldi altri guai. Più alcol, ma sembra riuscire a tenersi lontano dalla droga. Per paura degli aghi.

Il prossimo avversario che si mette sulla sua strada è Cassius Clay. Un pagliaccio, uno con la bocca troppo larga, uno sbruffone. Lo sanno tutti che sotto i pugni di Liston finirà macellato. Invece il 25 febbraio 1964 Clay abbatte l’invincibile. Clay, che il giorno seguente annuncerà la conversione all’Islam e l’adesione ai Black Muslims, con il nome di Mohammed Alì.

Chi ne sapeva di boxe aveva subito fiutato l’odore del marcio. Alì vince per ko tecnico, perché all’inizio del 7° round Liston si rifiuta di continuare lamentando dolori a braccio e spalla sinistri. Si dirà: una borsite curata male, che ha causato stiramenti dei muscoli. Le iniezioni di cortisone non hanno funzionato. Iniezioni? Sonny aveva il terrore degli aghi! I pagamenti delle scommesse vengono bloccati. La mafia aveva creato un giro pazzesco per arrivare a scommettere contro il proprio uomo, nascondendo e smistando il denaro per non far crollare la sua quotazione. Ma non si riesce a provare niente. Alì è il nuovo campione dei massimi.

Un secondo incontro finisce addirittura peggio: Alì allunga un pugnetto e Liston crolla, recitando, dicono, la parte peggiore di tutta la sua carriera (è comparso anche in un paio di film e di spot pubblicitari, uno con Andy Warhol per una compagnia aerea). La notte del pugno fantasma, che nessuno vede. Liston ormai vive in pianta stabile a Las Vegas, e nonostante le ripetute indagini federali che cercano di far pulizia nello sport, i mafiosi che lo controllano sono ancora potenti. Persino dalla galera, dove si trova Carbo.

Liston peggiora. In pratica abbandona la famiglia (una moglie, una figlia che la moglie ha avuto da un precedente matrimonio, una figlia che lui ha avuto prima di sposarsi, e chissà chi altro) e sta o ai casinò o da Joe Louis. Tenta di violentare la moglie dell’ex poliziotto che ora gli fa da guardia del corpo. Ormai è allo sbando. Vince ancora degli incontri in un tour dimostrativo in Europa, i suoi pugni fanno ancora paura.

Il 5 gennaio 1971 sua moglie, tornando dalle visite ai parenti, lo trova morto. L’autopsia fa risalire la morte attorno al 28 o 29 dicembre 1970. Certo, aiutano la datazione anche i giornali trovati sull’uscio di casa (non ha raccolto quelli dal 29 dicembre in poi) e quello trovato in casa, vicino al cappello di Sonny, datato 28 dicembre. Quindi il 28 era vivo, e il 29 era già morto.

Sonny Liston, però, non aveva mai imparato a leggere.

Bibliografia: Immagine di Il diavolo e Sonny Liston

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by alex | Categories: personaggi, storia | Tagged: , , | No Comments

Il cercatore di forza

May 4, 2008

Soslan, eroe narte [link ->], era il più forte della sua gente. Quando i giovani narti si riunivano nella Piazza dei Giochi del villaggio dimostrava la sua superiorità nella danza. Quando si radunavano per «provare le loro frecce», non sbagliava un colpo. Quando, al fiume, si cimentavano nello scagliare un torello preso per le corna sull’altra riva (si, facevano questo gioco. Giovani un po’ rozzi), solo lui la raggiungeva.

scythes

[Fonte immagine: atmo.info]

Stufo di non avere rivali, assetato di competizione di buon livello, Soslan si mise in cammino. Discendendo lungo il fiume incontrò un pescatore. La canna del pescatore era un albero, e all’amo aveva attaccato la carcassa di un montone. Soslan pensò finalmente di aver trovato qualcuno di davvero forte, e si preparava a misurarsi, ma il pescatore gli disse di continuare a scendere lungo il fiume; più giù pescava suo fratello, molto più forte. E Soslan riprese il cammino. Incontrò un altro pescatore, che usava come canna un albero ancora più grande e come esca una mucca; il giovane narte ripetè la tiritera dei saluti, sperando di aver trovato il più forte degli uomini. Ma fu nuovamente respinto: scendi più giù, disse il pescatore, e troverai mio fratello che è più forte di me.

E Soslan continuò a camminare, fino a imbattersi in un terzo pescatore che usava come canna un albero smisurato e come esca un bue intero. E questo, pensò Soslan, è forte come non ce ne sono altri! Ma il pescatore, modesto, gli disse di continuare fino a trovare la loro (dei tre fratelli) casa, e lì la sera avrebbe visto chi era davvero forte. Soslan continuò, raggiunse la casa, si mise sotto la protezione della padrona di casa, la madre dei fratelli. La donna prima lo confortò (”se non ti fossi messo sotto la mia protezione, ti avrei usato per pulirmi i denti”), poi lo aiutò: lo nascose sotto un setaccio, che Soslan non riusciva nemmeno a smuovere, perché c’era il rischio di finire nello stomaco dei tre fratelli rientranti alla sera. Il giorno dopo la donna lo fece fuggire. I tre fratelli lo inseguirono a lungo, poi si imbatterono in un gigante monco e orbo. Soslan chiese il suo aiuto contro i tre cannibali (ucci ucci…), e il gigante lo aiutò: lo nascose sotto la lingua, e lottò con i tre fratelli. In poco tempo li sottomise, li legò con un pelo della sua gamba e poi li cacciò.

Soslan e il gigante fecero amicizia, e il narte spiegò il suo peregrinare: disse di essere capace di lanciare i tori da una riva all’altra, di essere il più forte del suo popolo, e di cercare qualcuno forte almeno come lui. Il gigante rispose che al suo paese i bambini di un mese lanciano tori da una riva all’altra. Lui, il più giovane di sette fratelli, una volta uscì a caccia con il padre e tutti i fratelli, tutti più grandi e forti di lui. Quando il tempo volse al brutto cercarono rifugio in una grotta. Poi arrivò un pastore con il suo gregge, e un caprone mosse verso la grotta e la usò per grattarsi. La grotta tremava e sobbalzava, poi fu lanciata in altro da un colpo di bastone del pastore che voleva riportare all’ordine il caprone. Tutti gli occupanti caddero fuori, il pastore li vide e li uccise tutti, tranne lui. Si accontentò di strappargli un braccio. L’occhio lo perse per il colpo alla grotta. Ah, non era una grotta, ma il teschio di un cavallo.

Il saggio gigante chiosò:

Da allora non sono mai più partito alla ricerca di uno più forte e a tutti quelli che mi amano e che amo ho dato e do ancora il medesimo consiglio: di non partire anche loro alla ricerca di uno più forte. Va’, mio sole, e non dire più che non c’è al mondo uomo più forte di te. 1

C’è sempre qualcuno più forte. È una questione di gradi, di paragone.

Bibliografia: G. Dumézil, Il libro degli Eroi, Adelphi, Milano, 1996.

  1. G. Dumezil, Il libro degli eroi, pp. 61-66, “Soslan alla ricerca di uno più forte di lui”

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