La prima Olimpiade moderna data 1896. È il successo di una vita, quella di Pierre de Coubertin.
In realtà, le radici dell’evento risalgono un po’ più indietro (almeno, fin dove ci si vuole fermare). Nel 1894 era stato fondato il CIO (Comitato Internazionale Olimpico) proprio per preparare la riedizione dei giochi più famosi dell’antichità. De Coubertin ha intenzione di proporre una nuova pedagogia che recuperi il corpo delle persone e che sia al contempo una scuola di autodisciplina e di lealtà, una palestra di socialità; l’esempio che ha in mente è il progetto di Thomas Arnold, rettore del college di Rugby dal 1828 al 1841 (muore nel 1842). Lo sport autogestito dei giocatori di Rugby è un esempio di forza, rispetto e amicizia. In scuole come Rugby (le famose public schools, che a dispetto del nome sono private) si formava la classe dirigente dell’impero britannico, che aveva bisogno di qualità come intraprendenza, forza, preparazione fisica e mentale.
Il piano di de Coubertin è lo stesso: lo sport per gentlemen, dove i professionisti non sono ammessi - i professionisti sono gli appartenenti alle classi inferiori, che cercano di guadagnarsi da vivere; i gentlemen sono invece i ricchi nobili o borghesi, che non hanno bisogno di prendere soldi dalla pratica sportiva (visto così, è molto meno affascinante di quanto normalmente si ritenga).
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Le tappe dello sport femminile si possono riassumere in grandi periodi (consiglio anche Aledda 2002 [link ->]):
1. Grecia arcaica e classica: atteggiamento ambivalente. Platone (Repubblica, 451d-457b [link ->] [link ->]) fa dire a Socrate che le donne guerriere devono praticare la ginnastica (letteralmente: “cosa che si fa da nudi” o da “poco vestiti”) tanto quanto gli uomini guerrieri, perché ci si deve basare sulla natura come attitudini e non sulla natura come sesso biologico. Sappiamo che a Sparta le donne si allenavano con gli uomini (e Sparta è un modello politico per diversi filosofi ateniesi, paradossalmente) almeno fino al matrimonio; evidentemente la ginnastica per le donne era un metodo per essere madri forti di figli forti. Ma ad Atene e in gran parte della Grecia erano escluse.
2. periodo cristiano: il cristianesimo è decisamente ostile alla ginnastica (lancia accuse - anche fondate - di volgarità, viziosità, omosessualità e persino pedofilia) perché la ginnastica è culto del corpo. Invece il cristianesimo usa la distinzione platonica tra reale e ideale per dare priorità allo spirito, l’unico regno non controllabile dalle legioni romane. Le donne vengono rigettate in posizione subordinata: sono veicolo del peccato, e in fondo è colpa di Eva se siamo finiti tutti in questa valle di lacrime; loro sono più corpo che spirito e quindi si possono decisamente scordare lo sport. Questo ammonimento varrebbe anche per gli uomini, ma fortunatamente questi sono attratti dal richiamo della palla (chi non lo subisce? Basta vedere un pallone e vien voglia di giocare), non ascoltano il parroco e così alcuni giochi sopravvivono durante tutto il Medioevo, e altri ne nascono che saranno poi aperti alle donne.
3. XVIII sec.: la rivoluzione industriale cambia il mondo. La vita si svolge in città e le condizioni igieniche scarse consigliano una pratica ginnica per ragioni di salute. Il passo verso lo sport è breve.
4. XIX sec.: anche le donne cominciano ad avere accesso allo sport. Sono inizialmente le appartenenti ai ceti elevati. Golf e tennis, assieme all’equitazione, sono gli sport d’elezione. Golf e tennis sono tra i primi sport olimpici femminili. Curioso il fatto che De Coubertin fosse contrario alla partecipazione femminile alle Olimpiadi. Peraltro stiamo arrivando anche agli anni delle suffragette, delle lotte per i diritti civili, alla prima affermazione del femminismo.
5. Il Novecento: Shari Dworkin e Leslie Heywood studiano la figura della donna atleta come modello per le giovani. La seconda ondata del femminismo (quella degli anni ‘60/’70) ha portato a diverse conquiste, per esempio all’approvazione (1972) del Title IX [link ->] dell’Education Amendment, negli USA; in base a questo emendamento della Costituzione, tutte le istituzioni finanziate anche o solo con fondi federali/statali devono garantire pari opportunità di accesso allo studio e allo sport per tutte le classi fino ad allora discriminate. La terza ondata è la presente: le giovani cominciano a vedere le atlete non più come “uomini mancati” ma come modelli anche di femminilità. Atlete come la Kournikova [link ->] o Marion Jones [link ->] che appaiono tanto sulle copertine di riviste di sport quanto su quelle di moda sono un portato della nuova cultura. Virtù e vizi del nuovo modello non mancano (per esempio, la Jones ha confessato [link ->] di essere stata una dopata). Secondo Dworkin e Heywood sono più le virtù.
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La violenza attorno allo sport è un problema eterno.
Rossella Frasca spiega, nella sua introduzione al volume Memorie Olimpiche di De Coubertin, cosa intendessero i greci quando parlavano della tregua olimpica, ovvero del periodo in cui, come si diceva fino a qualche anno fa, le guerre venivano sospese durante le Olimpiadi - o come si pensa oggi, veniva concesso un diritto di passaggio a chi si recava alle Olimpiadi, in modo che si potessero attraversare le zone in guerra protetti da un’immunità sacra. Le Olimpiadi infatti erano celebrate in onore di Zeus e chiunque partecipasse in qualunque modo (atleta, spettatore, giudice, fornitore di servizi, filosofo, oratore, artista ecc.) godeva quindi della protezione del padre degli dei.
Questo privilegio veniva chiamato ekekeiria, tradotto in linguaggio poco ortodosso ma corrente: «Giù le mani!». Giù le mani, non toccate chi ha lo spirito sportivo, chi celebra i valori dello sport. Frasca suggerisce di recuperare questa santa usanza e soprattutto le sanzioni per chi la infrange: chi rovina lo spirito di fratellanza che si celebra tramite lo sport venga escluso da tutto il civile consorzio, non solo dai successivi avvenimenti sportivi. Chi non rispetta l’ekekeiria venga fermato al cancello, non entri, non partecipi, venga escluso.
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Molta letteratura specialistica fa iniziare lo sport come costola della religione; sarebbe un particolare metodo per la celebrazione del rito.
Aldo Aledda ha invece un’idea diversa: il fatto che le prime espressioni dello sport siano concomitanti a rappresentazioni religiose non significa che sia la religione ad avere la precedenza e a creare lo sport. Semplicemente, lo spirito sportivo ha trovato spazio per esprimersi come dono agli dei, ma esisteva già. Nella cultura occidentale, lo sport nasce in Grecia e trova l’apice nei giochi di Olimpia. I greci che studiamo sui libri sono fortemente competitivi, dall’età degli eroi fino alla decadenza politica e sociale del sistema delle poleis. In vita si cerca l’onore, si deve fare qualcosa meglio degli altri.
A Olimpia c’era un santuario di Zeus. E nient’altro, nessun paese o città, niente locali. In fondo ci si arrivava solo ogni quattro anni. A guidare i giochi c’erano degli speciali “sacerdoti del gioco”, gli ellanodici, giudici o arbitri. La concomitanza di religione e sport non dice niente più del fatto che fossero celebrati contemporaneamente. Lo sport è celebrazione degli individui che lo praticano.
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