Iliade, libro XXIII
Miei diletti compagni e cavalieri, non distacchiamo per ancor dai cocchi i corridori: procediam con questi a piagnere Patròclo, a tributargli l’onor dovuto ai trapassati.
Questi versi (dal 5) del libro XXIII dell’Iliade introducono una situazione particolare: Patroclo è morto, e Achille intende tributargli tutti gli onori del caso. Come? Organizzando giochi in cui i migliori eroi della truppa mostrino le loro abilità. Chi la forza, chi la velocità, chi la capacità di guidare un carro da guerra. I vincitori saranno riccamente premiati con schiave, talenti (soldi), oggetti vari (braceri, blocchi giganti di ferro da cui cavare appunto il ferro per le necessità quotidiane - per rifare la lama dell’aratro quando si sarà tornati a casa, ai propri campi, ecc.). Nel libro XXIII dell’Iliade, Omero si mette in luce come il primo cronista sportivo della storia: racconta con precisione i momenti delle gare, descrive le attrezzature e le tecniche, il tifo, le scorrettezze di alcuni (quelli che, curiosamente, passano per saggi: Nestore, Antiloco e Ulisse) e la forza di altri. E mostra come lo spirito di competizione sia una cosa universale. C’era già a Troia, ed era già organizzato quindi esisteva da molto tempo. Questo blog nasce con l’intenzione di indagare appunto il tema della competizione.