La morale è un venticello
Aurelio Arteta:
La presunta moral de la identitad (…) se pone al servicio de un yo prepotente cuyo más acariciado objetivo es permanecer inalterable. A esta extraña moral hoy tan de moda, cuyo primer y único mandamiento dice “sé el que eres”, le conviene - observa Sánchez Ferlosio con desenfado - el sobrenome de moral de pedo. Y es que en ella, a la hora de determinar lo que uno debe ser, “juega un resorte de discernimiento idéntico al que hace a las personas complacerse con el aroma de los proprios vientos y sentir repugnancia ante el hedor de los que soplan desde un culo ajeno”… 1
Tradotto:
La cosidetta morale dell’identità (…) si mette al servizio di un io prepotente il cui più desiderato obiettivo è rimanere immutabile. A questa strana morale oggi tanto di moda, il cui primo e unico comandamento è “sii quel che sei”, conviene - come nota Sánchez Ferlosio con disinvoltura - il soprannome di morale del peto. Perché in essa, quando si tratta di determinare quello che uno deve essere, “scatta una molla di discernimento identica a quella che fa in modo che le persone si compiacciano dei propri venti e sentano disgusto per il fetore di quelli che soffiano dal culo di qualcun altro”…
- Aurelio Arteta, La virtud en la mirada, Pre-Textos, Valencia, 2002. p. 41 ↩