Sarkozy, capo di Stato della Francia in procinto (da luglio) di assumere la presidenza europea per il proprio turno semestrale, ha minacciato di non partecipare alla cerimonia d’apertura delle Olimpadi [link ->]. Il giorno dopo anche Didier Reynders, vice-premier fiammingo, parla per il Belgio e ipotizza che, se la situazione non cambia (leggi: se la Cina continua a occupare il Tibet e a cancellare ogni diversità culturale), anche il Belgio potrebbe non essere presente [link ->]. Gigi Riva, nello staff della Nazionale di calcio italiana, dice che non sa cos’è il boicottaggio [link ->] ma che piuttosto che rischiare di gareggiare con l’esercito schierato a bordocampo è meglio stare a casa. Peccato per chi fa sacrifici per quattro anni. Guido Ceronetti suggerisce di abolire le Olimpiadi, perché ormai sono una cosa sporca e servono solo a chi ci fa soldi [link ->]: dice che una volta (in Grecia, ai tempi di Platone) non era così, non c’era il professionismo e nessuno faceva affari.

La posizione di Sarkozy è importante politicamente perché appunto tra poco la Francia usufruirà per un semestre della guida dell’Europa “unita”. Probabilmente a pochi interessa del Tibet, ma la paura della potenza economica della Cina (potenza costruita appunto su sfruttamento, violazioni di diritti e di norme sanitarie, non conformità a standard di sicurezza del prodotto) fa si che qualcuno provi a fare dispetto. Giusto per rimettere a posto il colosso asiatico.

La posizione di Riva è importante eticamente perché conferma una volta di più che il calciatore professionista italiano medio ha grosse lacune nelle materie basiche (tipo, conoscere la propria lingua madre), e bisognerebbe fare qualcosa per evitare che queste mancanze si presentino. Perlomeno, sarebbe opportuno ripensare lo sport come si deve: non come via per il successo e la fama, ma come complemento per la formazione. In questo modo, ogni giovane potrebbe dedicare qualche ora anche a leggere il sussidiario invece che passare 24 ore al giorno sul campo di calcio.

La posizione di Ceronetti è importante perché illustra un modo di vedere romantico e utopico, ma per niente confermato dai fatti: in Grecia ai tempi di Platone c’erano fior di atleti professionisti, che passavano la vita partecipando fin da bambini ai Giochi, sia i quattro grandi giochi del “periodo” (a Olimpia, Delfi, Corinto e Nemea) sia ai giochi locali che praticamente ogni comunità organizzava. Per esempio, Diagora di Rodi, un famosissimo pugile periodonico (vale a dire vincitore nei quattro giochi). E padre di altri olimpionici. E nonno di un altro. Addirittura sua figlia ottenne il permesso di assistere ai Giochi. Le donne non erano ammesse perché gli atleti erano nudi, ma la figlia di Diagora era figlia, madre, sorella e zia complessivamente di sei olimpionici. Uno strappo alla regola proprio per il valore della famiglia di Diagora: tutti professionisti. E non è nemmeno vero che solo i venditori di limonate facevano affari ai Giochi: c’erano artisti di ogni genere, e retori, e filosofi, oltre a chi vendeva cibo e bevande.

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by alex | Categories: casi | Tagged: , , , , , | No Comments