Choi Yo-Sam
Choi Yo-Sam è l’ultimo pugile morto dopo un incontro.
Ansa.it riporta che in circa cent’anni di storia (contemporanea) della boxe sono oltre 500 le vittime, e fornisce anche un elenco delle più recenti [link ->]. TGcom ricorda che la morte sul ring di un altro pugile coreano, Kim Deuk-Koo, sconfitto nel 1982 dall’italoamericano Ray Mancini, aveva aperto una serie di disgrazie: la madre del coreano e l’arbitro si erano suicidati (la madre per il dolore, l’arbitro perché subiva il senso di colpa per non aver sospeso l’incontro prima), e lo stesso Mancini era caduto in profonda depressione [link ->]. Persino Primo Carnera [link ->] aveva un morto sulla coscienza, Ernie Schaaf, sconfitto nel febbraio 1933 (lo stesso anno del titolo mondiale dei pesi massimi strappato a Sharkey) e deceduto dopo l’incontro (alla fine del quale non sembrava accusare questo problema) a causa di un’emorragia cerebrale. Carnera fu aiutato a uscire dalla sua depressione dalla stessa madre di Schaaf, che non gli rimproverò mai la morte del figlio.
Possiamo ricordare la storia di Carlos Monzon [link ->], argentino-indio che strappò il titolo a Nino Benvenuti nel 1970: carriera chiusa nel 1977, poi galera per aver ucciso la sua compagna, e morte nel 1995 (53enne) in un incidente stradale. O il soprannome di Paolo Vidoz [link ->]: “mascella di titanio”. E non perché sia un forte incassatore, ma perché nell’incontro con Nikolai Valuev [link ->] (che ci sarà un motivo se è soprannominato “la bestia dell’Est”) subisce una frattura tale da doverla completamente ricostruire chirurgicamente. E tutti ancora ci ricordiamo i forti tremori di Alì (Cassius Clay) quando accendeva la fiamma olimpica ad Atlanta 1996 - non proprio la forma smagliante e l’agilità di quando era re [link ->]: certo è colpa del Parkinson, ma vuoi che le (poche) botte che ha preso gli abbiano fatto bene? Persino un film, Million Dollar Baby [link ->], non ha propriamente un lieto fine. D’altra parte, i ragazzi più poveri di molti Paesi (esempi: USA, Argentina, ex-URSS, latinoamerica) trovano nel pugilato la salvezza da una vita tra gangs e droga, che si chiude con un pallottola tra le costole. La boxe, la “nobile arte”, da parecchi spunti per pensare.