Il punto sul fair play è solo uno, credo: che nessuno abbia vantaggi sui competitori in partenza - escluse le doti naturali.

Questo “principio” si può correggere oggi, perché si profila il doping genetico: un potenziamento dei geni è pur sempre naturale1, quindi potrebbe evidenziarsi il problema di persone con il dna potenziato contro persone con il dna “normale”. Se dall’eguale punto di partenza escludo le doti fisiche naturali, allora il doping genetico non è escluso: chi potrà permetterselo, vincerà tutte le gare. La soluzione? Accesso per tutti alle tecnologie di potenziamento genetico. Sarà il trionfo dell’eguale punto di partenza. Una mostruosità?

Non è detto: nello sport contano (a volte molto) le doti fisiche - compresa una buona capacità di ragionamento, per esempio strategica negli sport di squadra, o di concentrazione. Ma lo sport non si riduce alle caratteristiche fisiche: lo sport è tecnica, la quale può essere appresa più facilmente se abbiamo capacità fisiche migliori, ma deve comunque essere appresa e ci si lavora. Miglioramento delle capacità fisiche non implica tecnica, ma può permettere migliore tecnica. La stessa capacità strategica degli sport di squadra va allenata. Oltre a ciò, la volontà non è patrimonio genetico, ma culturale.

Insomma, sotto questo profilo un miglioramento genetico non sarebbe “sleale”, a condizione che sia accessibile a tutti. Questo significa che “dobbiamo liberalizzarlo”? Non lo so. So che «non si può fermare il progresso», quindi conviene ragionare su come renderlo disponibile per tutti, vale a dire “non ingiusto”.

  1. Naturale nel senso che è semplice amplificazione di capacità già scritte nel nostro codice genetico, e se questo è naturale, è naturale anche la sua amplificazione

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Il doping non è più semplicemente buttar giù un beverone o delle pastiglie per aumentare le prestazioni sportive. Da anni si parla di doping genetico (già nel 2004 si tenne un convegno in Olanda [link ->]). La manipolazione dei geni non viene neanche rilevata dai normali test antidoping - a meno che non dia luogo a valori eccessivi di ematocrito, per esempio.

Thumbs up, EPO
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La famigerata eritropoietina è un metodo di doping quasi-genetico: la sostanza stimola la produzione di globuli rossi, che sono i trasportatori dell’ossigeno nel sangue. Per questo motivo l’EPO è impiegata da chi pratica sport di resistenza, come il ciclismo. Il metodo per scoprire un dopaggio a base di EPO è sempre stato appunto il controllo dell’ematocrito, vale a dire in parole (molto) povere la quantità di globuli rossi nel sangue.

Un nuovo fronte potrebbe essere la manipolazione della miostatina. La miostatina è un inibitore, che regola lo sviluppo della muscolatura e ha parte anche nello smaltimento della massa grassa in un corpo. Nel 1997 Alexandra McPherron e Se-Jin Lee scoprirono [link ->] che tra i loro topi di laboratorio quelli ai quali avevano bloccato la produzione di miostatina avevano sviluppato una massa muscolare impressionante [link ->], contemporaneamente a una riduzione della massa grassa corporea [link ->]. Tutto questo lasciando inalterati altri valori, quali la durata della vita, la produzione ormonale - insomma quei “segnali” che in caso di sospetto doping potrebbero smascherare il “colpevole”. I topi senza miostatina erano supertopi1.

A 11 anni di distanza c’è ancora chi spera che la soppressione della miostatina possa funzionare anche nell’uomo (ha funzionato per topi, vacche, cani, gatti e c’è la possibilità anche in alcuni pesci…). Da una parte per curare malattie muscolari o per ricostruire un cuore infartato, dall’altra per il potenziamento2 fisico a scopi diversi - i primi che vengono in mente sono chiaramente quelli militari e quelli sportivi, poi potremmo aggiungere certi lavori molto pesanti.

  1. Ma dal mio punto di vista sono solo poveri animali trattati come oggetti, manipolati e infine dissezionati - si spera post mortem, non vivisezionati.
  2. Sulla distinzione cura/potenziamento tornerò spesso, dal momento che per i prossimi tre anni sarà il mio lavoro fare ricerca su questo tema: etica della genetica.

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