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L’etica dello sport prende piede. Su Talking Philosophy si discute [link ->] del costume delle meraviglie, lo Speedo LZR [link ->]. Con questo costume negli ultimi 5 mesi sono caduti 38 record mondiali. Chi non lo ha in dotazione, perché ha un diverso sponsor tecnico, lancia accuse di vario genere.
(Fonte immagine: speedointernational.com [link ->])
Da un punto di vista legale, come nota LaBossiere nel suddetto post di Talking Philosophy, non c’è niente da dire: non esistono leggi che impediscano lo sviluppo di costumi più performanti, è una semplice dotazione tecnica, il costume non nuota da solo e per battere i record ci va comunque allenamento. Invece sembra che eticamente ci sia qualcosa che non va. Cosa?
Il punto principale è che il vantaggio non è disponibile per tutti. Lo sport è sì classifiche, gerarchie, diseguaglianze - ma dopo la partenza: lo spirito sportivo è che, escludendo le doti naturali, si parta tutti dallo stesso livello. O tutti o nessuno con il LZR. Visto che la Speedo non può cedere le sue scoperte agli avversari, si prospetta questo:
- tutti i produttori fanno un tale casino per far proibire lo Speedo
- tutti i produttori si svegliano e scoprono qualcosa che pareggi il supercostume
Però la Speedo non può rinunciare alla vetrina delle Olimpiadi, con tutti i record mondiali che arriveranno, per questioni di mercato. Le Olimpiadi sono più spettacolo che celebrazione dello sport: miliardi su miliardi tra sponsor, spettatori, tv e altri media. Non c’è via d’uscita.
Un supporto tecnologico, a mio parere [link interno ->], non è sempre illecito moralmente: basta che il supporto serva solo per supportare le prestazioni, non aumentarle. Se lo Speedo LZR aumenta (come pare provato) le prestazioni, allora è illecito. E se le Olimpiadi avessero ancora il senso di celebrare lo sport, ogni azione illecita verrebbe proibita o punita se scoperta.
Suggerito da Ivo de L’estinto [link ->]
