Schiacciare il bottone
Su PeaSoup viene presentato un esperimento [link ->] della filosofa Kristen Bell (vale a dire, non questa [link ->] ma questa [link ->]) che prende il nome dalla sua scopritrice: la “diseguaglianza di Bell”, “Bell’s Inequality” (non quella teoria matematica che va sotto il nome di teorema di Bell [link ->], ma giusto per fare confusione).
Creiamo due gruppi: un gruppo valuta situazioni “moralmente buone” e l’altro situazioni “moralmente cattive”. Il primo gruppo ha questa situazione: deve decidere se schiacciare o no un pulsante. Se non lo schiacciano, una persona innocente morirà. Sembra ovvio che il bottone vada schiacciato. Ma si aggiunge una variabile: c’è un tizio, che hanno chiamato Bob, che ha scommesso sul fatto che il bottone verrà premuto. La domanda degli sperimentatori al gruppo è: siete o no d’accordo su queste due affermazioni - che siete moralmente obbligati a premere il bottone (prima) e che siete moralmente obbligati a far vincere a Bob la scommessa?
Al gruppo in situazione “moralmente cattiva” viene presentata invece un’alternativa leggermente differente: se premeranno il bottone una persona innocente morirà, e Bob vincerà la sua scommessa. La domanda degli esaminatori ora è: siete o no d’accordo su queste due affermazioni - che sarebbe sbagliato premere il bottone e che sarebbe sbagliato far vincere a Bob la scommessa?
Kristen Bell ha scoperto che, mentre sulle prime domande non ci sono sostanziali differenze (si risponde infatti “si”), sulle seconde succede qualcosa: il primo gruppo risponde che non è d’accordo di avere l’obbligo morale di far vincere Bob, il secondo che è d’accordo di avere l’obbligo morale di non far vincere Bob. Una asimmetria che stupisce i pensatori.
Sembra una banalità, vero? Ma il punto non è, si badi bene, se è giusto o sbagliato uccidere un innocente. Quello che conta nell’esperimento non è l’innocente, ma lo scommettitore: verso di lui che obblighi abbiamo? Se nel primo caso scommette che premerò il bottone (per salvare un innocente), io non ho comunque obblighi verso di lui. Non premo il bottone per farlo vincere: è un effetto secondario, non cercato. Buono ugualmente, perché ci caviamo guadagno tutti: io che faccio l’azione giusta (non accoppo l’innocente), l’innocente che non muore, e Bob che si intasca 10 dollari; ma non lo faccio per i 10 dollari a Bob, lo faccio perché è giusto (kantianamente), o perché sono buono (aristotelicamente) o per non far soffrire l’innocente (utilitaristicamente), ma Bob non c’entra nelle mie valutazioni morali.
Però la prima situazione è facile. Nella seconda, oltre al non premere il tasto per non uccidere l’innocente, c’è da fare una valutazione morale anche su Bob. Perché ’st’infame ha scommesso che io ucciderò un innocente. Ha speculato su una (magari anche due) sofferenza. In questo caso, l’esperimento di Bell ha mostrato che si sente un obbligo morale che potrei chiamare di secondo livello (il primo è premere o no il tasto: sono i miei obblighi verso l’innocente la cui vita dipende dalle mie scelte) verso il testimone esterno, Bob. E si sente un obbligo morale a fare in modo che un testimone (inteso come qualcuno che non partecipa direttamente all’azione) che spera in qualcosa di cattivo per trarne guadagno finisca scornato.
Una conferma sperimentale alle idee che sostengono che abbiamo un vivissimo senso dell’ingiustizia, che la detestiamo e siamo pronti a causare danno a chi la perpetra. Per fortuna.
