La sindrome del successo rubato
Mi mette una tristezza incredibile questo modo di fare italiano: quando non si riesce a ottenere un successo, si prova sempre a intrufolarsi in quelli di qualcun altro.
Di esempi ne è piena la storia: gli spaghetti (cinesi), Cristoforo Colombo (ancora non è certo se fosse italiano, spagnolo, catalano, portoghese…) e così via. Per non parlare delle guerre del Novecento: si parte sempre dalla parte sbagliata, e si finisce saltando sul carro dei vincitori. Ovviamente non prima che sia chiaro che vinceranno, ché non si fanno scelte di campo ma si bada solo al tornaconto.
Nello sport è lampante, soprattutto nel calcio: si mancano le finali delle manifestazioni - bene, si dice «però c’era un pezzo d’Italia in finale», l’arbitro. Che sta allo sport come i cavoli a merenda. Andiamone fieri, dunque.
Ieri i media hanno dato una prova ulteriore di questa sindrome, cambiando il contesto ma mantenendo la forma: ci sono tantissimi importantissimi italiani(ssimi) al CERN, che hanno dato un contributo fondamentale al grande esperimento «per tornare al tempo del Big Bang».1 Va bene, ci sono tanti italiani. Ma come mai sono lì? Perché non hanno potuto fare i loro studi ed esperimenti in Italia? Evidentemente, le qualità le hanno ma devono esprimerle altrove.
Questo paese non è in grado di raggiungere la finale, però ha la faccia da culo per intrufolarsi in successi altrui…
- citazione da Studio Aperto. Immagino non si siano nemmeno resi conto della vaccata che hanno detto. ↩