La barzelletta della felicità
Ci sono un prete cattolico, un pastore valdese, un rabbino ebreo, un imam musulmano, un monaco zen e un filosofo.
Purtroppo non è una barzelletta, e non fa ridere: è il riassunto di un programma RAI in onda nel cuore della notte, “Tra cielo e terra”, dopo le 23:30 del venerdì. Ieri per caso ero sveglio e ho visto questi personaggi discutere di felicità, cos’è e come si può ottenere, se si può. A parte l’evidente legnosità del conduttore - comunque è una prima, quindi è normale, deve prendere il ritmo, mi sono stupito di due cose: l’incapacità di arrivare al punto e lo squilibrio delle possibilità di dare opinioni.
Sul primo punto: certo, è difficile come tema. Alzi la mano chi sa cos’è la felicità e come raggiungerla, chi ha la ricetta infallibile. Sono venute fuori distinzioni interessanti, anche se dovrebbero essere normali, tra felicità come stato d’animo e felicità come progetto. Il musulmano e l’ebreo sostenevano l’idea di progetto. La domanda sulla teodicea ha messo in crisi il cattolico, che non ha risposto ma ha girato la frittata (anni di studi servono a qualcosa), ma non l’ebreo, che ha risposto che si deve lodare dio anche per il male, questa è la dottrina.
Il filosofo (M. Ferraris) era l’unico “ateo” o l’unico “laico”, o l’unico senza risposte se vogliamo. C’erano quattro rappresentanti dello stesso dio (ebreo, cattolico, musulmano e protestante), un senza dio (il filosofo) e uno che per tradizione non si sa dove si ponga ma prendendoti in giro cerca di svegliarti (il monaco zen).
Non è venuto fuori che la felicità è sia stato d’animo, emozione, sentimento, che progetto di vita. Il filosofo non ha citato Aristotele, che pure ha dedicato la vita a questo tema, né le scuole ellenistiche, né niente. Pienezza, sorpresa, gratuità. Suggerisco Natoli, La felicità, e Haidt, Felicità. Un’ipotesi.